Dollaro forte: andamento e attese del biglietto verde

Continua la crescita del dollaro: giunto in questi giorni ai massimi da dicembre 2017 e cresciuto, nel solo ultimo mese e mezzo, del 5%, attestandosi oggi a $ 1,19 rispetto alla moneta unica.

Diversi sono i fattori che stanno influenzando questo trend: primo tra tutti è la crescita economica statunitense; i fondamentali economici indicano una crescita del Prodotto Interno Lordo del 2,9%, inferiore rispetto alle aspettative di molti analisti (a fine 2017 si stimava una crescita del 4% del PIL Americano), ma comunque superiore a quella di molti paesi sviluppati (Italia +1,45, Francia +2,1%); l’inflazione si è stabilizzataal 2,50% cosi come il tasso di disoccupazione, vicino ai livelli di piena occupazione e stabilizzatosi al 3,9% (il livello più basso dal 2000), rispetto ad una media europea dell’8,5% con punte a doppia cifra in Paesi come l’Italia, la Grecia o la Spagna.

Ulteriore fattore è dato dal tasso di rendimento del treasury billdecennale, che ha superato la soglia psicologica di riferimento per i mercati del 3% e che indica una tendenza rialzista, rendendo tale investimento più attraente per gli investimenti stranieri.

Inoltre l’uscita degli USA dal trattato di Teheran, accordo che prevedeva la sospensione delle sanzioni da parte dei Paesi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, più la Germania nei confronti dell’Iran per il blocco degli investimenti sul nucleare, ha provocato un sensibile incremento del prezzo del petrolio, attestatosi a 75 dollari al barile, circostanza benevola per le imprese di shale oil Americane.

La crescita delle quotazioni del petrolio di circa il 12% in un mese lascia pensare ad un maggior incremento dell’inflazione con una inevitabile politica monetaria più aggressiva da parte della FED, già oggi più avanti rispetto alla Banca Centrale Europea ed alla Bank of Japan. Una curva dei tassi più ripida negli Stati Uniti andrebbe a vantaggio delle banche Americane, la cui redditività è notoriamente correlata al livello dei tassi d’interesse.

Infine la riforma fiscale tanto voluta da Trumpha avuto un notevole impatto nella rivalutazione del biglietto verde, dato che, lo scudo fiscale applicato alla liquidità off shore (con applicazione una tantum il 7,5% della liquidità off shore), potrebbe determinare una maggior retribuzione degli azionisti e dei dipendenti, con una inevitabile maggior produttività per le imprese Americane.

Il quadro sopra delineato lascia quindi intendere che ci siano nuovi spazi, almeno nel breve termine, per un ulteriore indebolimento del cambio euro dollaro, come già si evince dall’andamento di alcuni indicatori, quali lo stesso spread Treasury/Bund a 10 anni, pari a 242 p.b. e che dovrebbe determinare un nuovo afflusso di capitali dall’Eurozona.

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