Il diavolo e l’acquasanta: William Brodie

Jekyll and HydeE’ il 1° ottobre 1788 quando una folla di circa 40.000 anime si raduna a Talbooth, prigione municipale di Edimburgo, per assistere, col fiato sospeso, all’esecuzione di uno degli uomini più controversi e infidi della Scozia: William Brodie, raffinato gentiluomo di giorno e dissoluto ladro di notte.

Rampollo di una rispettabile e influente famiglia del 18°secolo, il giovane William era nato nel 1741 e, una volta cresciuto, era diventato apprendista del padre Francis, celebre artigiano oltre che leader della propria gilda professionale.

I Brodie vantavano una genealogia di tutto rispetto – fra gli antenati vi erano stati anche importanti avvocati – che garantiva loro solidi rapporti con i membri più in vista della città e concedeva al ragazzo l’opportunità di insinuarsi facilmente nell’alta società scozzese.

Fu così che divenne diacono, vale a dire presidente, della corporazione dei falegnami e degli scalpellini, l’Incorporation of Wrights and Masons che, a sua volta, gli aprì le porte del Consiglio della città.

0_engraving_-_kay_-_deacon_brodieDivenne addirittura membro del club più esclusivo di Edimburgo, il “Circolo della Cappa“, e conobbe personaggi come Sir Henry Raeburn, famoso pittore, e Robert Burns, celebrato poeta incoronato “Bardo Scozzese” per la maestria con cui decantò l’identità del suo popolo.

Eppure il diacono Brodie teneva celati torbidi segreti.

All’apparenza William era il diligente apprendista del padre, il fortunato erede di un considerevole patrimonio, l’irreprensibile politico, l’impeccabile artefice di pregiati armadietti ma, al calar delle tenebre, si trasformava in un giocatore d’azzardo, un baro, un donnaiolo finanche uno scassinatore.

Probabilmente mise a segno il primo colpo all’età di ventisette anni quando rubò ben 800 sterline in una banca di cui aveva copiato le chiavi.

Brodie aveva bisogno di soldi per mantenere la sua doppia vita: le due amanti, i cinque figli illegittimi, i debiti di gioco, l’alcol.

Il diacono, sfruttando la sua finta onorabilità, era accolto nelle case e nei negozi dei più ricchi che gli commissionavano mobili e serrature.

Da lì il gioco era semplice.

The double life of William BrodieWilliam coglieva gli attimi di distrazione dei proprietari per fare il calco delle chiavi e, grazie alle sue abilità da fabbro, le riproduceva facilmente.

Infine, trascorso qualche mese, entrava negli edifici derubando quelle stesse persone che, il giorno dopo, lo chiamavano disperate incaricandolo delle riparazioni.

Nemmeno la morte del padre, nel 1780, e l’ingente eredità acquisita furono sufficienti al finanziamento del suo stile di vita ambiguo anzi Brodie decise di espandere la sua losca attività reclutando tre complici: Smith, Ainslie e Brown.

La combriccola cominciò a derubare tabaccai, orologiai, gioiellieri e, cavalcando l’onda della buona sorte, si avventurò più lontano sottraendo sete e tè, all’epoca mercanzia di lusso, e persino la mazza d’argento dell’Università di Edimburgo.

I quattro erano così infervorati dal successo, elettrizzati dal rischio, aizzati dall’avidità che decisero di pianificare il furto del secolo all’ufficio delle imposte, a Chessel’s Court, ove era custodita buona parte dei redditi della nazione.

Sembrava andare tutto per il verso giusto; il calco delle chiavi aveva funzionato, il sopralluogo pure, Ainslie si trovava di guardia, probabilmente anche Brodie, gli altri cercavano il denaro quando, a un certo punto, un impiegato tornò nell’ufficio. Aveva dimenticato dei documenti.

Straordinariamente il funzionario non fece caso alle luci accese e alla porta aperta, pensò che qualche collega stesse ancora lavorando, e addirittura, quando vide il diacono, si fermò a scambiare qualche convenevole prima di ritirarsi.

Tanto faceva la reputazione immacolata di Brodie!

Benché il pericolo sembrasse oramai scongiurato, la paura si era fatta sentire talmente tanto che la banda decise di tornarsene a casa con sole 16 sterline e tanto malcontento.

Il giorno dopo s’incontrarono per dividersi il magro bottino e insorsero contro Brodie, ritenuto colpevole del fallimento del piano.

Il clima era rovente; in tutta Edimburgo si svolgevano serrate indagini sui misteriosi furti, i malviventi sentivano il cappio stretto alla gola.

Fu allora che Brown decise di lavarsene le mani.

Execution_of_Deacon_BrodieTentato dalla ricompensa di 150 mila sterline e dalla promessa del perdono giudiziale, Brown si recò dalle autorità denunciando Ainslie e Smith che, a loro volta, fornendo tutte le prove necessarie, fecero il nome di Brodie.

Dopo una disperata fuga sotto falso nome nei Paesi Bassi, il diacono fu catturato mentre era in procinto di imbarcarsi per gli Stati Uniti e ricondotto a Edimburgo dove, fra l’incredulità di tutti gli scozzesi, fu dichiarato colpevole e condannato a morire sulla forca che egli stesso aveva finanziato appena un anno prima.

C’è chi pensa che sia questa la fine della sua storia senza sapere che proprio il patibolo sarà l’inizio di quella fama che lo porterà, quasi un secolo dopo, a essere d’ispirazione a uno dei più importanti classici della letteratura, “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide” di Stevenson.

800px-Dr_Jekyll_and_Mr_Hyde_posterSi narra, infatti, che Brodie riuscì a ingannare la morte con un’ultima truffa.

Si fece impiantare sotto i vestiti un collare d’acciaio che non gli rendesse fatale l’impiccagione ma desse solo l’illusione del suo decesso permettendo così, una volta condotto il finto cadavere in un luogo sicuro, a un medico ben pagato di rianimarlo.

Che sia verità o semplice fantasia non c’è dato sapere, sicuro è che le vicende del diacono, ancor oggi, sono vivide nella memoria degli scozzesi e incarnano, perfettamente, l’anima stessa di Edimburgo, una città in continuo bilico tra mistero e realtà, tra leggenda e storia, tra intrighi e nobiltà; una città di cui William Brodie fu il giorno e la notte.

di Arianna Di Pace

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