Deal o No-deal? Questo è il problema

La politica, si sa, dovrebbe essere una cosa seria, un’arte praticata da persone per bene e dotate di enorme buon senso. Anche il meno noto dei politici riveste un ruolo di enorme responsabilità: rappresenta il suo paese e per questo dovrebbe essere educato, diplomatico, elegante, possibilmente colto, una persona sobria e distinta. Un gentiluomo o una gentildonna, insomma.

Ecco, questo è quello che dovrebbe essere.

Non è un mistero che qualcosa, nel corso dei secoli, sia andato storto: non penso che Donald Trump, con tutta la simpatia per il suo toupet arancione, fosse nei progetti, e ho serie perplessità anche sul triumvirato che, attualmente, gestisce l’Italia. 

Per fortuna ci sono i britannici a tenere alto l’onore della categoria politica. Perchè  sebbene qui si sia in piena crisi Brexit ed alla Camera dei Comuni stia succedendo un disastro, tutto avviene in puro stile British: con compostezza e riserbo.

Come noto, nel 2016 i remain persero il referendum e fu decretata Brexit. Ovviamente, David Cameron, al quale dobbiamo l’ideona di far votare per una decisione così complessa, si dimise subito ed al suo posto venne eletta la May: alla donna meno empatica del pianeta era stato assegnato il compito di trattare con l’Europa e traghettare le Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. Ed eccola arrivare a dicembre 2018 con un accordo che non piace a nessuno ed una data di scadenza ormai prossima.

Il problema non è più uscire o restare, i britannici potrebbero suicidarsi in massa piuttosto che fare un dietrofront tanto umiliante; il problema è che il 29 marzo, con o senza un deal, un accordo tra UK ed Unione Europea approvato dal Parlamento, la Gran Bretagna sarà fuori dall’Europa. Una volta scaduto il termine, in assenza di questo deal che regolerebbe anche un periodo di transizione, scadranno tutte le intese commerciali tra la Gran Bretagna e l’Europa, il che significherà nuove tasse per l’import-export con conseguente aumento dei prezzi. Per non parlare del problemino del confine tra le due Irlande, che nessuno ha ancora idea di come risolvere. Per non dire che per entrare in UK sarebbe necessario richiedere un visto che avrebbe durata massima di 90 giorni e nessuno sa che fine farebbe chi vive qui da meno di 5 anni.

Ovviare a questo scenario catastrofico, noto come no-deal, è possibile: si deve approvare il deal con l’Europa per il quale la May ha lavorato in questi anni. Il risultato del suo impegno è stato eccezionale: con la sua proposta, l’algida Theresa è riuscita, in un colpo solo, a far infuriare chi vuole Brexit, chi voleva restare in Europa, i laburisti in blocco e buona parte del suo partito. Un successone! E se entro martedì la May non riuscirà a trovare i voti per farlo approvare in parlamento, addio deal. A quel punto potrebbe succedere di tutto: dalla richiesta di un’estensione dell’articolo 50, ipotesi umiliante alla quale mal volentieri si piegherebbero i britannici, a nuove elezioni, come vorrebbe Corbyn, da un cambio del primo ministro ad un secondo referendum, da un tentativo di rinegoziare con l’Europa ad un’uscita secca, senza accordo, con tutte le conseguenze del caso. E questo, in realtà, non lo vuole nessuno.

Però, e qui sta la grandezza tutta britannica, avete notato con quale elegante compostezza tutto questo sta accadendo? Nessun parlamentare a gridare per le strade, non vengono lanciati insulti ed offese, i dibattiti sono accesi ma educati, i giornali riportano notizie politiche vere e previsioni plausibili. Punto. 

Ci credete che ho paura anche solo ad immaginare cosa succederebbe in Italia, in un caso simile? Cosa potrebbe dire Salvini? Vista la sua recente passione per le divise, dopo quella da pompiere e da poliziotto, da chi si potrebbe travestire per rappresentare le sue opinioni anche con l’abbigliamento? Forse dovremmo dirglielo che a noi basterebbe vederlo vestito da persona seria; ed invece ci dobbiamo accontentare del fatto che non incontri Parmitano, perchè ritrovarcelo abbigliato da astronauta potrebbe essere troppo anche per un paese tollerante come il nostro.

E Gigino? Io me lo immagino a dire che “l’opposizione sta distruggendo il Paese” o roba simile, e lo vedo con quel sorriso felice e quell’espressione sognante che ha da quando è diventato ministro, quasi fosse ancora incredulo della fortuna che ha avuto, chè, in effetti, fare il Ministro come primo lavoro non è male.

Per fortuna, deal o no-deal è un problema solo britannico e sono i politici della Gran Bretagna ad occuparsene ed a doversene preoccupare: senza accordo il costo della vita, già alto, potrebbe diventare intollerabile. E questo lo sanno bene tutti, Tory e Labour. A tutti la May si è rivolta accorata:

“Il solo modo per evitare un no-deal è votare un deal.”… ma dai? Questo lo poteva dire anche Di Maio!

Chissà, forse, sguaiata o composta, chiassosa o elegante, la politica, in fondo, è un po’ cialtrona ovunque.

1 risposta

  1. Avatar
    Adrians

    Hai un modo così leggero nel trattare argomenti pesanti che rendi tutto un piacevole gioco….e in fondo la vita dovrebbe essere sempre vista così! Per dirla con parole tue…..Braverrima

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