Deadpool: un supereroe narcisista, spaccone e chiacchierone

DeadpoolL’ultimo film della Marvel è dedicato al suo anti-eroe per eccellenza, Wade Wilson, meglio conosciuto come Deadpool. Creato nel 1991 dallo sceneggiatore Fabian Nicieza e dal disegnatore Rob Liefield sulle pagine di Nuovi Mutanti, (poco prima di trasformarsi nella serie americana record di vendite X-force), Deadpool è personaggio atipico non solo tra gli x-men, ma in tutto l’universo di fumetti della Marvel rappresenta una scheggia impazzita, anarchica ed incontrollabile.

La storia è piuttosto semplice: ex soldato delle forze speciali diventato mercenario e sicario, Wade Wilson scopre di avere un cancro terminale in diverse parti del corpo. Contatto da un misterioso personaggio, tale “Reclutatore”, si lascia sottoporre ad un trattamento sperimentale che dovrebbe guarirlo dal cancro e farlo diventare un supereroe. In realtà, nel laboratorio-prigione del dottor Francis Freeman (il super umano Ajax), Wilson viene torturato per giorni al fine di risvegliare in lui quel fattore mutante di guarigione che in effetti poi si palesa, salvandolo sì dal cancro, ma deturpandogli il viso in modo definitivo. Deciso a vendicarsi dell’organizzazione segreta che voleva trasformarlo in un super-schiavo agli ordini della criminalità, si fa aiutare dagli x-men Colosso e Testata Mutante Negasonica ad inseguire il malvagio Ajax, che nel frattempo gli ha pure rapito la fidanzata.

Molto diverso dal Deadpool già apparso come comprimario in X-men le origini: Wolverine (sempre interpretato da un istrionico Ryan Reynolds), il mutante è qui lasciato a briglia sciolta come nel fumetto originale: Deadpool è eccessivo, ironico, sarcastico, greve, volgare, attaccabrighe, sempre sopra le righe e soprattutto è logorroico. Deadpool parla, parla continuamente, commenta, chiosa, scherza, irride i suoi nemici, spara battute a raffica, che quasi non si riesce a stargli dietro (è fortemente consigliato il doppiaggio originale per godersi al meglio la bravura di Reynolds). Il tutto è reso ancora più evidente dal fatto che rompe la cosiddetta “quarta parete”: si rivolge spesso allo spettatore guardando in camera (come fa anche Kevin Spacey in House of Cards), sa di essere un personaggio dei fumetti e commenta col pubblico quello che gli sta accadendo. Ecco perché tutti gli eccessi del film diventano la parodia del fumetto stesso e spezzano quella “sacralità” di azione dei personaggi che troviamo nel personaggi dei film Marvel, soprattutto quelli legati agli x-men, che si sono sempre presi molto sul serio – gli ottimi “X-men l’inizio” e “Giorni di un futuro passato” su tutti -. Se già con la serie di Iron Man (grazie alla simpatia di Robert Downey Jr.) e ancor più smaccatamente con gli Avengers abbiamo potuto apprezzare una decisa virata verso la comicità e l’ironia (e l’auto-ironia di tutto questo genere di eroi), in questo caso abbiamo invece un cambio radicale verso il volutamente eccessivo, quasi a sfiorare il ridicolo e il cattivo gusto. L’azione diventa la parodia dei film d’azione, l’aspetto supereroistico è messo in burla e la trama è semplice e banale al punto giusto proprio per permetterci di assistere allo smantellamento dall’interno delle trasposizioni cinematografiche di questi fumetti.

Ryan Reynolds è molto abile a rendere la personalità delirante ed egocentrica del protagonista: Deadpool è in fondo un narcisista, spaccone e chiacchierone solo per catturare l’attenzione degli altri. Non risparmia nemmeno “se stesso” (“Credi davvero che sia stato il talento a far emergere Ryan Reynolds?”), né i suoi ruoli (“Ti prego, evitiamo le tutine verdi!”, in riferimento al suo precedente ruolo di supereroe nel film “Lanterna verde”, un vero flop di critica e incassi).

Per la prima volta un film della Marvel esce negli Stati Uniti con la R di restricted (ossia vietato ai minori non accompagnati da un adulto) e questo è un geniale controsenso (e un azzardo commerciale non da poco) per un blockbuster per famiglie, proprio perché in realtà non ha niente del tipico blockbuster per famiglie.

I ragazzini si divertiranno per le scene di azione assurde, per le parolacce, i doppi sensi; gli appassionati del fumetto troveranno finalmente un degno adattamento cinematografico, i nerd potranno gustarsi tutte le citazioni metatestuali presenti: film, fumetti, musica, libri, ogni aspetto della cultura pop anni ‘80-‘90 è scaltramente rappresentato in questo guazzabuglio di situazioni surreali, esplosioni, personaggi improbabili, morti ammazzati, battute volgari e desiderio collettivo di prendersi poco sul serio.

Lo spettatore medio deve solo attuare una sospensione dell’incredulità (forse un po’ più che in altri film di questo genere) e probabilmente otterrà quello per cui il film è stato pensato: puro intrattenimento. I film seri la prossima volta, ora vogliamo solo divertirci.

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