Davide Rizzio. Un omicidio alla corte di Maria Stuarda

800px-David_RizzioNel 1566, il poeta e musico italiano Davide Rizzio, stimato ed amato da Maria Stuarda, finisce i suoi giorni sotto i 56 fendenti dei lords ribelli, che agiscono anche su ordine di lord Darnley, consorte della Regina.

La Regina bambina

Nel 1542, alla morte di suo padre Giacomo V, Maria Stuarda eredita il trono di Scozia. E’ ancora in culla. Il triste destino cui sta andando inconsapevolmente incontro è, a ben vedere, già segnato dal dipanarsi della sua giovane esistenza. Reggente è sua madre, Maria di Guisa, che riesce a sottrarre la figlia ad un futuro matrimonio con Edoardo, principe di Galles, preferendo prometterla all’erede al trono della cattolica Francia. All’età di 6 anni, quindi, Maria viene mandata in Francia per essere educata ed allevata alla corte di Enrico II e Caterina de’ Medici, quale futura sposa del loro primogenito, Francesco. La bimba, imparentata ai Guisa, schiatta cui è strettamente legata Diana di Poitiers, influente amante di Enrico II, non è ben vista da Caterina, e la sua infanzia, dunque, trascorre nell’assenza di un qualunque affetto materno.

Nel lungo periodo della reggenza di Maria di Guisa, l’Inghilterra non dà tregua alla Scozia. Costanti e sanguinose battaglie mettono a dura prova gli scozzesi e destabilizzano la loro antica fede cattolica. Il regno è in trepidante attesa che la sua legittima sovrana lo difenda.

La scomparsa precoce di Enrico II anticipa inevitabilmente il matrimonio con Francesco, il quale sale al trono nel 1559. Maria Stuarda ha 18 anni.

Nel frattempo cresce in modo esponenziale la tensione tra la cugina di Maria, la regina protestante Elisabetta I di Inghilterra, e papa Pio IV, il quale, a maggio del 1560, scrive a quest’ultima una lettera molto incisiva, suggerendole di non fidarsi di cattivi consiglieri, ossia di coloro che l’hanno portata a giudicare apostati i cattolici. Il messaggio non scritto è chiaro: se Elisabetta avesse continuato sulla strada del protestantesimo più intransigente, il Papa avrebbe appoggiato la cattolica Maria Stuarda come legittima sovrana non solo della Scozia, ma anche dell’Inghilterra. Maria, infatti, è figlia di una delle sorelle di Enrico VIII.

L’11 giugno 1560 Maria di Guisa muore, mentre a Leith i francesi, alleati della Scozia, stanno perdendo un’importante battaglia contro gli inglesi. La causa della morte è tuttora avvolta nel mistero. Si parla di idropisia, ma non manca chi abbia sollevato fondati sospetti di avvelenamento.

Pur stanziata in Francia, Maria Stuarda sale sul trono scozzese insieme al consorte Francesco II. L’unione matrimoniale tra Scozia e Francia è molto preoccupante per Elisabetta I, il cui regno si trova nel mezzo. Prima che Maria entri troppo negli affari scozzesi, dunque, Elisabetta, attraverso il suo emissario Cecil, imbastisce trattative. Il 6 luglio 1560 Maria e Francesco firmano un accordo con cui la Sovrana scozzese rinuncia all’arme inglesi, ossia a rivendicare il trono inglese, ed accetta di regnare unitamente ad un Consiglio di 12 persone, delle quali ad ella spetta sceglierne solo 7 tra le 25 proposte dagli Stati. Il protestantesimo inglese si fa sempre più forte, in Scozia, e la monarchia Stuart sempre più debole.

Nuove nozze

maria stuardaLa giovane Maria non ha tempo di godere dei piaceri del matrimonio poiché l’anno seguente alle nozze, a causa di un’infezione, Francesco II muore. Torna, dunque, in Scozia. Quel ritorno nella sua rude e piovosa terra natìa è quasi una sepoltura per quella diciannovenne vedova che vede lontani i fasti e l’eleganza della corte francese in cui è cresciuta.

Mai come in questo momento, la Scozia rappresenta l’ago della bilancia tra cattolicesimo e protestantesimo. Sia per il Papa, sia per Elisabetta I, dunque, è fondamentale la religione del futuro sposo della Stuarda, la quale inizia a ricevere molte proposte. Tra i suoi pretendenti anche alcuni lords scozzesi appoggiati da Elisabetta, in quanto convertiti al protestantesimo. Il rifiuto di Maria li indispettisce e prendono a fomentare rivolte che, nel maggio del 1561, portano alla devastazione di molte chiese cattoliche.

A settembre dello stesso anno anche il Re di Danimarca avanza la sua proposta di matrimonio. Ancora un uomo di fede protestante. La Chiesa romana trema. Il nunzio in Germania, Commendone, richiama l’attenzione del Papa sulla questione. Pio IV decide di giocare d’astuzia. Se inviasse un nunzio, mostrerebbe troppo interesse e, dunque, insicurezza; non può, tuttavia, restare fermo ad aspettare gli eventi. Pertanto, manda a Maria un suo emissario sotto mentite spoglie, affinché sappia ben indirizzare la Regina di Scozia nelle sue scelte matrimoniali. Il suo nome è Davide Rizzio, musicista e poeta savoiardo di ventotto anni, che giunge ad Edimburgo al seguito dell’ambasciatore del duca di Savoia.

Egli fa parte di quella corte di artisti di cui i nobili amano circondarsi per allietare le proprie giornate e per portare con loro quel senso d’arte, soprattutto italiano, durante i viaggi più lunghi, in particolare quelli intrapresi per raggiungere luoghi poco permeabili a certo fulgore dello spirito. Edimburgo è uno di questi luoghi; tutta la Scozia lo è. Abitata da clan di guerrieri ben distribuiti in un territorio aspro, non sembra adatta alle comodità, né predisposta all’arte. Unica eccezione il palazzo reale di Holyrood.

Quando Rizzio giunge ad Edimburgo, portando con sé una ventata di Rinascimento, la Regina inevitabilmente ne rimane affascinata. Appassionata di musica e talentuosa pianista ella stessa, sta cercando una voce di basso per completare il suo coro; proprio la tonalità di Rizzio. Gli propone, dunque, di rimanere ad Edimburgo, cosa che egli fa con entusiasmo. Il disegno del Papa si realizza perfettamente: ora Maria, senza il clamore che avrebbe fatto seguito all’invio di un nunzio apostolico, ha un consigliere che fa gli interessi della Santa Sede.

Rizzio è molto brillante: ha stile, educazione e padroneggia il latino e l’inglese, oltre a parlare da madrelingua sia l’italiano, sia il francese, essendo nato in Savoia. In sua compagnia, dunque, la Regina di Scozia può permettersi di parlare il francese e sentirsi un po’ a casa, la casa di quando era bambina, cosa che, senza dubbio, allevia la solitudine e la tristezza in cui versa dalla morte di Francesco.

Rizzio, inoltre, è portato per gli affari e per la politica e ben presto diviene segretario privato di Maria, incarnando a tutto tondo l’uomo giusto al momento giusto. Ben lo comprende Maria, che non si può, certo, dire non sappia premiare le capacità e la fedeltà dei suoi collaboratori. Ella offre a Rizzio uno stipendio generoso, gli dona abiti principeschi, gli affida il sigillo reale ed i segreti dello Stato. Inoltre sta spessissimo al suo fianco, creando con lui una sorta di isola francese all’interno di Holyrood: gli concede di desinare alla sua tavola, nella sala attigua alla stanza da letto, e di trascorrere tempo nelle sue stanze private, a volte fino a notte inoltrata.

Un’intima amicizia

I lords scozzesi protestanti intuiscono il pericolo che rappresenta Rizzio, il seigneur Davie, come lo hanno soprannominato per dileggio. E’ troppo vicino alla Regina, troppo influente; inoltre è cattolico ed italiano. Nelle corti rinascimentali i segretari reali spesso erano italiani, poiché la loro intelligenza e la loro preparazione erano perfette per gestire intrighi di corte ed affari internazionali. Ma un’accusa si muoveva loro, quella di arricchire se stessi più dei regnanti per i quali lavoravano. L’invidia è sempre stato un grande motore.

Davide non si preoccupa più di tanto del giudizio negativo dei lords scozzesi; è molto più interessato a conservare i propri privilegi ed a godere della confidenza della Regina, indirizzandola verso uno sposo cattolico.

Le seconde nozze di Maria Stuarda sono un vero e proprio affare di Stato. Al proposito, la stessa Regina scambia messaggi affettuosi con Elisabetta I, la quale, in apparente fraterna amicizia, le consiglia di sposare il conte di Leicester, per il quale Maria non nutre alcuna attrazione. Per non offendere Elisabetta, tuttavia, inizia le trattative matrimoniali, ma Rizzio le instilla dubbi e volge la sua attenzione sul cugino, Enrico Stuart lord Darnley, buon cattolico, figlio di Matthew Stuart, conte di Lennox. E’ poco più che ventenne ed ha un aspetto davvero poco regale: lunghe gambe, che le malelingue definiscono da cicogna, incarnato roseo ed una magrezza che dà idea di fragilità. A suo favore però c’è l’altezza, fattore non trascurabile dal momento che Maria è alta quasi un metro e ottanta e non ama accompagnarsi con uomini più bassi di lei.

Grazie anche alle buone parole di Rizzio, la Regina si innamora di Darnley.

Il malcontento inizia a serpeggiare. I lords ritengono illegale imporre alla Scozia un sovrano cattolico senza che il Consiglio si sia pronunciato in merito, ma Maria, forte della propria regalità e sicura dei propri sentimenti, li dichiara ribelli ed, armi in pugno, si mette ella stessa alla testa di un piccolo esercito che li annienta, respingendoli oltre il confine.

Una promessa che diventa minaccia

Il matrimonio si celebra il 29 luglio 1565 e Maria sembra finalmente felice. Ama il marito e lo fa con la passionalità che le è propria: in modo travolgente. Nell’eccesso sbaglia, però. Lo copre di attenzioni e di inestimabili doni, gli concede il titolo di Re, lo pone al centro del suo universo. Di fronte a tanta grazia, la pochezza di spirito e di intelletto del giovane Darnley lo conduce sulla via dell’autoesaltazione. Assume un atteggiamento sprezzante e supponente, che, ben presto, smorza gli ardori della Regina. Di fronte a tanta volgarità, Maria si chiude completamente, con pari impeto di quando gli aveva aperto il suo cuore. Estranea ai toni grigi della vita, trasforma il proprio amore in odio, in disprezzo; arriva a definire il marito heart of wax, cuore di cera, e se ne allontana. Pur non infrangendo il vincolo matrimoniale, cosa che avrebbe fatto vacillare, agli occhi del mondo, il suo fervente cattolicesimo, lo bandisce dalle proprie stanze e gli sottrae ogni privilegio regale: gli nega fermamente la matrimonial crown, ossia l’effettiva partecipazione al governo; non lo invita più alle riunioni del Consiglio; non gli consente più di leggere le pratiche di Stato prima che Rizzio vi apponga l’iron stamp; gli vieta persino di inserire nel suo stemma le insegne regali; ed, a coronamento di ciò, ritira le monete che li raffigurano insieme, Henricus et Maria.

In quel momento Rizzio rappresenta un’ancora di salvezza, un sostegno morale, un affetto importante, soprattutto nelle lunghe sere invernali scozzesi, battute dai venti e dalla pioggia, quando desinare insieme, alla luce del fuoco che arde nel camino, diventa una consolatoria abitudine.

Un altro uomo è, a quel tempo, nelle grazie della Regina, lord James Bothwell, impavido guerriero a lei fedele. Rizzio è la sua colonna politica e l’ammiraglio Bothwell quella militare. In tal modo blindata, Maria sente di poter riaffermare, titanico, il potere della Scozia.

A Darnley, allontanato dal talamo e dal trono, non rimane altro da fare che assecondare i propri piaceri, stringendo amicizia con uomini di bassa levatura, insieme ai quali dedicarsi a vili giochi e scommesse. Nonostante sia cattolico, la rabbia e la gelosia nei confronti di Rizzio lo avvicinano ai lords protestanti decaduti.

Gennaio 1566. La Regina è incinta di tre mesi. In Scozia gira voce che l’erede che porta in grembo non sia di Darnley bensì di Rizzio. Il popolo giocosamente afferma, insieme alla corte di Francia, che il principino sarà saggio come Salomone, poiché nato da Davide. Simili dicerie, ovviamente, non fanno altro che alimentare il rancore di Darnley verso Rizzio, sicché, quando alcuni dei lords reietti, tra i quali Morton, Lethington, Murray e Ruthven, progettano l’assassinio dell’italiano, il Re si lascia coinvolgere.

Per uno strano concetto di legalità, nella Scozia cinquecentesca ogni affare merita un patto siglato, foss’anche l’uccisione di un uomo. Ed è quanto accade con la congiura ai danni di Rizzio: un bond, un patto cavalleresco, viene stilato e firmato da tutti i congiurati. Per la prima volta nella storia vi compare anche la firma di un Re, il quale, in cambio, ottiene l’appoggio dei lords per l’agognata matrimonial crown, nonché il potere regale in caso di premorienza della Regina. Quest’ultima clausola cela l’inquietante possibilità di un fortuito ferimento mortale di Maria nel corso della congiura. A tanto è disposto Darnley per vendicarsi.

La voce del progetto omicida inizia a serpeggiare. Giunge persino alle orecchie di Elisabetta, che, tuttavia, si guarda bene da avvisare la cugina; è conosciuta ed approvata da John Knox, grande riformatore della Chiesa scozzese, il quale sta già preparando, in tutto segreto, il sermone per benedire quell’uccisione come una salvezza per il Paese.

Solo Maria Stuarda e Davide Rizzio dormono sonni tranquilli.

La congiura omicida

Sabato 9 marzo 1566. Ora di cena. Rizzio, come d’uso, insieme ad una dama di corte, la contessa di Argyll, si sta recando nelle stanze della Regina per consumare i pasti. La sala da pranzo privata della Regina confina con la sua stanza da letto, dove insiste una scala a chiocciola che conduce nella sottostante stanza del Re.

A cena iniziata, senza essere stato invitato, Darnley sale la scala a chiocciola e giunge nella stanza da letto di Maria; da lì, aprendo la tenda che separa i due locali, entra nella sala da pranzo e si unisce ai commensali, senza minimamente curarsi dell’aria sorpresa di costoro ed infastidita della Regina.

Poco dopo la tenda che separa la stanza da letto dalla sala da pranzo si apre nuovamente. Cosa inaudita, visto che solo al Re è consentito salire la scala privata d’accesso agli appartamenti della Regina. E’ Patrick Ruthven in armatura e spada sguainata. La Regina è infuriata e gli ordina di andarsene immediatamente, ma Ruthven non ottempera e le consiglia di non reagire: nulla sarebbe stato fatto a lei od agli altri commensali, dal momento che l’unico obiettivo è Yonder Poltroon David, Davide il vigliacco. La sua condanna a morte è stata firmata.

La Regina chiede il perché di una simile azione. “Chiedete a vostro marito” è la risposta di Ruthven. Darnley abbassa lo sguardo e nega di saperne qualcosa. Subito dopo, un nuovo sinistro tintinnio di armature si ode provenire al di là della tenda. Rizzio capisce di non avere scampo e si avvicina alla Regina, si inginocchia accanto a lei ed abbraccia le sue vesti: “Madonna, io sono morto! Giustizia, giustizia!”. Ella, pur incinta di cinque mesi, lo protegge col suo corpo e continua a farlo anche quando una pistola le viene puntata addosso. Il colpo parte, fortunatamente deviato da uno dei congiurati.

Ruthven spinge la Regina verso il marito, affinché questi blocchi i suoi movimenti; quindi cattura Rizzio e lo inizia a pugnalare, trascinandolo nell’altra stanza. Maria, trattenuta da Darnley, grida con tutte le sue forze all’udire le strazianti invocazioni d’aiuto del suo Davide, che viene ferito ripetutamente da tutti i congiurati. Nella mattanza costoro riescono persino a ferirsi gli uni con gli altri. Poi un lungo attimo di silenzio. Rizzio non dà più segni di vita. Sul suo corpo si contano 56 ferite. Gronda sangue. Viene, quindi, gettato a calci giù per le scale. Nelle stanze della Regina si percepisce solo il forte odore ferroso del sangue di Davide ed un silenzio spettrale. A Darnley ed a Ruthven, che, dopo l’omicidio, torna nella sala da pranzo, Maria indirizza le più aspre minacce. Se Darnley fosse più intelligente e sensibile di quel che è, coglierebbe l’odio profondo nelle parole della moglie e capirebbe che anche la sua condanna a morte è stata appena firmata, come vedremo nel prossimo articolo.

Dell’unione d’anime tra la Regina di Scozia ed il savoiardo Davide Rizzio oggi resta soltanto una targa d’ottone inchiodata sul pavimento di una delle sale di Holyrood: “Il corpo di Davide Rizzio fu lasciato qui dopo il suo assassinio nella stanza da pranzo della regina Maria, il 9 marzo 1566 “. Ed il dubbio che nel figlio di Maria Stuarda, Giacomo VI, scorresse sangue italiano permane.

di Raffaella Bonsignori

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