Dal parrucchiere è tutto un soffio (ovvero come mi incasino anche lì)

Ho già scritto che l’inglese non è una lingua facile e una vocale o una consonante fanno, a volte, la differenza tra parole cortesi o terribili parolacce. Io mi impegno, a studiare ma Lei, la lingua britannica intendo, ce la mette tuta a rendermi la vita difficile e, ogni giorno, mi propone nuove e sempre più ardue sfide.

Anche andare dal parrucchiere si è rivelato molto più complesso del previsto.

Chi mi conosce sa che non amo andare dal parrucchiere e, da secoli, il mio parrucchiere di fiducia è Gerardo, sta a Roma ed è bravissimo. (Gerry, poi parleremo dello sconto pubblicità…).

Trovandomi in terra straniera, però, e trattandosi di dover fare solo una piega, ho  dovuto ricorrere a terzi.

“Devi chiedere una blow-dry, ossia una piega”, mi ha spiegato Clodia, “Vuoi che ti accompagni?” ha aggiunto.

“Clodia!” le ho risposto, quasi sdegnosa “devo andare dal parrucchiere, non dal medico, ce la posso fare!”

“Vabbè” dice lei, e si nota la mancanza di fiducia nei miei confronti “ricordati che blow vuol dire soffio o colpo e dry asciutto, è intuitivo…”

“Clodia!” ho ribadito indignata, “non sarà così difficile, dai!” ed ho fissato un appuntamento.

Il negozio era molto elegante, luci calde, specchi immacolati impreziositi da cornici finto 700, perfetto contrasto con gli altri arredi iper moderni. In più era vicino a casa: poteva diventare il mio punto di riferimento.

Mi ha accolto un 30enne delizioso, sorridente, educato e molto più truccato di me.

“Good morning, how are you?” ho esordito, perchè mi hanno spiegato che chiedere “come va” è molto apprezzato ed io ci tengo a fare bella figura.

“Very well!” mi risponde lui, allargando il sorriso “What can I do for you?” che posso fare per te?

Ero linguisticamente preparata alla domanda ed ho risposto, tranquilla:

“I booked an appointment for a blow…” e lì il vuoto! Accidenti, era blow… e poi il lampo: “.. for a blowjob”

Che non fosse la parola giusta lo ho capito quasi immediatamente (non sembra, ma sono sveglia..): il ragazzo truccato che prima mi sorrideva, si è fatto serio di colpo, ha sgranato gli occhi, ha inspirato profondamente, trattenuto il respiro, poi si è leggermente rilassato, si è chinato verso di me ed ha detto qualcosa che più o meno era “Darling, non saprei proprio come fare e comunque non sei il mio tipo. Che ne dici di un blow-dry?

“Minchia!” ho pensato, “Gli ho appena detto di aver prenotato un bocchino!”

Ho desiderato scomparire.

Ora, per carità, io ho un deficit di apprendimento decisamente elevato e non ne ho mai fatto mistero, però questi mi rendono le cose difficili con tutte ‘ste parole simili!

È vero che anche noi italiani, usando la stessa parola, possiamo comprare dal tabaccaio o chiedere il prezzo ad una delle signorine mezze nude che, a Roma, passeggiano lungo la Salaria, però la parola in questione, nella nostra lingua, ha attinenza sia con l’oggetto sia con la prestazione, no?

“Blow” vuol dire “colpo di vento, ventata” mentre il verbo “to blow” vuol dire soffiare… SOFFIARE!!! Ma come lo fanno, ‘sto “job(lavoro)”, i britannici? Soffiando? Non ho amiche indigene con le quali io sia in tale confidenza da affrontare l’argomento, ma tocca indagare! E poi mi dite che è una lingua intuitiva… lavoro di soffiata… ma non pensate pure voi al parrucchiere? Tutt’al più al vetro di Murano ma non a quello, no, quello non ti può venire in mente.

Ho pensato, allora, che, tra i tanti significati del verbo, ci potesse essere qualcosa di attinente ma nulla, il vocabolario (Il Ragazzini, Ed. Zanichelli) mi rimanda immagini che non possono farti pensare a quello: sbuffare, essere soffiato dal vento, volare, saltare, scoppiare, deporre le uova… parliamone: deporre le uova! E, ancora, andarsene via, tagliare la corda, sventolare, vantarsi, suonare jazz o rock con entusiasmo… chè, poi, lo vedi? Quando vogliono sono precisi: suonare il jazz o il rock, non altro genere musicale. La precisione è tutto.

È così che mi sono giocata il parrucchiere sotto casa; la piega l’ho fatta, ho pagato uno sproposito senza battere ciglio e, da allora, evito accuratamente di passare davanti al negozio: sono britannici, famosi per l’aplomb ma so che verrei additata a tutti i clienti, di nascosto, come quella che ha confuso i due blow.

Quando Clodia mi ha visto, ha detto che stavo molto bene.

“Ti è piaciuto il parrucchiere? È bravo?” mi ha chiesto, amorevole come sempre.

“Così così” le ho risposto, “penso che ne proverò un altro, la prossima volta”. Non ce l’ho fatta a confessarle la verità: lei è buona e generosa con le sue amiche, ma ho avuto paura che un’amica come me fosse troppo anche per lei.

Gerardo, meno male che tu ed io parliamo la stessa lingua, se non tra colpi di sole, tagli e pieghe, sai cosa sarei mai riuscita a chiederti!

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