Cure alternative per il cancro: quali sono e cosa propongono

IMG_6291La procura di Padova ha aperto un’inchiesta su Lino Bottaro e Rita Benini, i genitori di Eleonora Bottaro, la giovane stroncata dalla leucemia lo scorso 29 agosto. La famiglia della giovane si affidava alle cure alternative, in particolare al ‘metodo Hamer’, e ha quindi rifiutato sin da subito la chemioterapia. Ma Eleonora non è la prima vittima di questi metodi alternativi. Nel settembre 2016 Alessandra Tosi, anche lei si era affidata al ‘metodo Hamer’, muore per delle metastasi al seno a Santarcangelo di Romagna. Nell’elenco troviamo anche Jessica Ainscough, stroncata da un sarcoma al braccio sinistro, aveva rifiutato le cure mediche e l’amputazione dell’arto, scegliendo il ‘metodo Gerson’.

Come si può leggere dal sito dell’Airc (Associazione Italiana Ricerca Cancro) “le credenze errate possono anche portare gli individui a comportarsi in modo negativo per la salute: per esempio la convinzione che operare un cancro possa portare alla disseminazione delle cellule maligne, o che la radioterapia sia più pericolosa della malattia stessa possono indurre la persona a rifiutare cure che costituiscono invece la sua possibilità di salvezza. L’American Cancer Society segnala anche che il 28% degli intervistati è convinto che esista già una cura definitiva per il cancro, ma che per qualche ragione viene tenuta nascosta. È la cosiddetta ‘teoria del complotto’, che nasce ovviamente dalla inconscia difficoltà ad accettare che non vi possa essere un rimedio unico e definitivo contro una malattia ancora troppo spesso mortale, ma è quasi inutile dire che non ha alcun fondamento.”

“È però una teoria pericolosa, perché apre le porte ai ciarlatani, agli individui che si spacciano per scienziati incompresi e che sostengono di avere la soluzione al problema. Così i malati si affidano a loro invece di ricorrere a terapie di provata efficacia. Tutto ciò dipende in gran parte dalla mancanza di una cultura scientifica nella popolazione” spiega sul sito Paolo Vineis, responsabile dell’Unità di ricerca in epidemiologia e genetica molecolare alla Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino e anche professore di epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra. “Bisogna invece insistere con questo messaggio; solo la ricerca scientifica può contribuire a dare risposte ai dubbi degli individui, e quando le risposte non sono certe, ma solo ragionevolmente vere, è perché la ricerca deve procedere per successive approssimazioni. Le nozioni che acquisiamo ogni giorno grazie al lavoro dei ricercatori servono proprio a diradare le incertezze e a fornirci solide basi per scegliere la migliore cura possibile o il giusto comportamento”.

Ma quali sono questi metodi alternativi?

Metodo Hamer: L’ex medico internista Ryke Geerd Hamer, nato in Germania nel 1935, ha elaborato la sua complessa teoria dopo la morte del figlio Dirk, ucciso nel sonno nel 1978 da un colpo partito dalla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia durante una lite all’isola di Cavallo, in Corsica. L’anno successivo Hamer fu colpito da un tumore del testicolo che, dopo la guarigione, attribuì allo shock causatogli dalla morte prematura del figlio. La sua “Nuova medicina germanica” si chiama così perché rappresenta, secondo lui, un’alternativa “germanica” alla medicina clinica ufficiale, che farebbe parte di una cospirazione ebraica per decimare i non ebrei. Nel 1986 un tribunale tedesco ha revocato a Ryke Geerd Hamer la licenza per praticare la medicina, con una sentenza riconfermata nel 2003. Hamer è stato condannato più volte per esercizio abusivo della professione medica e frode

Il “metodo Hamer” si basa su 5 affermazioni principali, definite “leggi della biologia”: ogni malattia è causata da un conflitto; se c’è una risoluzione del conflitto, ogni malattia procede in due fasi, una con conflitto attivo e una di guarigione; esiste una correlazione tra psiche, cervello e organo malato dal punto di vista evoluzionistico; i microbi hanno un ruolo nell’evoluzione e sono in relazione con i tre foglietti embrionali da cui hanno origine gli organi; ogni malattia deve essere intesa come “programma biologico speciale della natura”, creato per risolvere un conflitto biologico inatteso. Per lui, quindi, ogni malattia è causata da un conflitto di tipo psichico, e la guarigione di qualsiasi malattia passa attraverso la risoluzione di quel conflitto. “Dal punto di vista scientifico, le leggi della biologia di Hamer – si legge sul sito dell’Airc – non sono altro che invenzioni, in contrasto con quello che è noto e dimostrato sulla fisiologia umana”.

Metodo Simoncini: ex medico italiano, anche lui radiato dall’ordine, condannato per frode e omicidio colposo. La sua teoria, esposta nel libro “il cancro è un fungo” è che il cancro sia causato da una reazione alla Candida Albicans. Si basa sul fatto che, poiché il tumore crea intorno a sé un ambiente acido, per curare le infezioni bisogna usare soluzioni di bicarbonato di sodio. Il suo ipotetico protocollo di cura proporrebbe in alcuni casi infusioni sistemiche endovenose di flebo di bicarbonato o, in altri casi, iniezioni locali; in altri casi ancora proporrebbe l’utilizzo dell’arteriografia selettiva, con i rischi connessi a questa pratica, per individuare l’arteria che porta il sangue alla massa tumorale: l’impianto di un port-a-cath nell’arteria così individuata permetterebbe, una volta collegato a un catetere, la somministrazione il più possibile vicino alla presunta “infezione micotica”.
Questa teoria nasce probabilmente da una scoperta scientifica seria: il cosiddetto “effetto Warburg”,dal nome del fisiologo tedesco Otto Heinrich Warburg, vincitore nel 1931, del premio Nobel per la medicina e la fisiologia per le sue scoperte sul metabolismo dei tumori.
Warburg scoprì che tra i tanti cambiamenti che i tessuti tumorali inducono a livello locale, nell’organo in cui proliferano, vi era anche un aumento della produzione di energia da parte delle cellule attraverso un fenomeno chiamato glicolisi, ovvero attraverso il consumo di glucosio. Questo meccanismo si attiva in genere solo quando i tessuti sono a corto di ossigeno: nel caso dei tumori, invece, la glicolisi parte anche in presenza di quantità di ossigeno 200 volte superiori a quelle normali.
Produrre energia in questo modo ha però un effetto collaterale: nei tessuti rimangono, come scorie, alcune sostanze acide, tossiche per l’organismo, che richiedono tempo per essere smaltite. L’ambiente acido, hanno scoperto dopo Warburg altri scienziati, è favorevole alla proliferazione dei tumori perché corrode i tessuti sani e crea spazio per quelli malati. Ecco perché alcuni medici hanno pensato di poter usare il bicarbonato di sodio, sostanza molto basica, per neutralizzare l’effetto degli acidi prodotti dal tessuto tumorale.
Ma anche in questo caso l’Airc fa sapere che “il bicarbonato di sodio non è una terapia del cancro e la sua somministrazione può danneggiare gravemente i tessuti sani dell’organismo”.

Medoto Gerson: dal nome del medico Max Gerson, secondo il quale il cancro sarebbe un disturbo dell’intero organismo di cui il tumore è solo un sintomo provocato dall’accumulo di sostanze tossiche. Per questo la terapia che prende il suo nome si propone di eliminare alcune tossine non meglio specificate, restituendo all’organismo il proprio stato metabolico corretto. La cosiddetta terapia Gerson si basa, tra l’altro, su un controllo ossessivo di tutto ciò che viene introdotto nell’organismo. La dieta è vegana per almeno sei settimane, ma solo alcuni vegetali sono consentiti poiché si controlla l’apporto di sodio (che deve essere basso) e di potassio (che deve essere alto). Non si possono consumare proteine animali, ma sono consentiti alcuni tipi di cereali e l’olio di lino che dovrebbe aiutare il corpo ad assimilare la vitamina A. Nessun altro grasso (nemmeno l’olio di cottura) è ammesso in questa prima fase. Ogni ora, per 13 ore al giorno, il paziente viene invitato a bere un centrifugato di verdure coltivate biologicamente per ridurre l’apporto di pesticidi. Nessuna pentola o strumento di alluminio può essere usato per la preparazione del cibo, che deve avvenire solo in recipienti di ferro. Col tempo vengono reintrodotte alcune proteine animali, in quantità molto limitata e selezionata.
I supplementi nutrizionali (vitamine, minerali, enzimi) sono il secondo pilastro di questa pseudocura. Le soluzioni di potassio vengono prescritte con l’idea di aumentare la concentrazione intracellulare di questo minerale, mentre la soluzione di Lugol, che contiene iodio, viene somministrata per aumentare il metabolismo generale, sulla base del fatto che la ghiandola tiroidea e gli enzimi tiroidei, da cui dipende appunto un buon funzionamento del metabolismo, hanno bisogno di iodio (il che è vero, ma basta in genere quello contenuto nel sale da cucina iodato e negli alimenti).
I clisteri di caffè o camomilla dovrebbero, secondo Gerson, dilatare i dotti biliari e favorire l’eliminazione della bile (un altro effetto non dimostrato). La fase inziale della terapia prevede fino a quattro clisteri al giorno. Secondo alcuni studi, i clisteri di caffè avrebbero un lieve effetto anestetico sul dolore da cancro addominale, il che spiegherebbe perché alcuni pazienti dicano di sentirsi meglio, ma non ha alcun effetto sulla dilatazione dei dotti biliari.

Medoto Ashkar: il suo metodo consiste nel farsi dei buchi nelle gambe, con un anello e dell’aglio fresco tenuti per 8 ore nella zona da bucare, e tenerci infilati dei ceci avvolti da foglie di cavolo per svariati mesi, da 3 a 24 mesi a seconda della malattia, addirittura fino a 36 mesi in certi casi, per far sì che le cellule tumorali finiscano nella zona e vengano poi “spurgate via” dal corpo.

Metodo Di Bella: fece scalpore in Italia alla fine degli anni Novanta. Il fisiologo siciliano, scomparso nel 2003, affermò di aver messo a punto un metodo di cura dei tumori alternativo alla chemioterapia, tramite la combinazione di diverse molecole. La multiterapia Di Bella è una combinazione di diverse molecole tra cui somatostatina, bromocriptina, ciclofosfamide, melatonina, vitamine (E, C, D) e retinoidi, i precursori della vitamina A. È parzialmente basata sull’idea che due ormoni dell’uomo – l’ormone della crescita e la prolattina – possono stimolare la crescita del tumore e che contrastandone l’azione tramite rispettivamente la somatostatina e la bromocriptina, si abbia un effetto terapeutico. Non è possibile indicare una formulazione unica poiché, secondo il metodo Di Bella, una delle peculiarità della cura è la personalizzazione: dosaggi e componenti della terapia possono subire alcune modifiche in base al paziente.
Il Ministero della Salute italiano avviò nel 1998 una sperimentazione clinica del metodo Di Bella coinvolgendo 396 pazienti con varie forme di tumori in stadio avanzato. I risultati sono stati pubblicati sul British Journal of Medicine, una rivista autorevole con questi esiti: nessun caso di completa remissione del tumore e solo tre casi di remissione parziale, pari a meno dell’1% dei pazienti. Un quarto dei pazienti morì durante la sperimentazione e più della metà peggiorarono. La sperimentazione incluse anche l’analisi osservazionale di altri 769 pazienti; di questi solo cinque, pari allo 0,7%, ebbe una parziale risposta. Fu fatto anche uno studio osservazionale dei pazienti trattati da Di Bella tra il 1971 e il 1997. Furono analizzate 248 cartelle cliniche (il 16% di tutti i pazienti trattati, ma gli unici di cui la documentazione clinica era disponibile in modo completo e accurato). Ne emerse che il trattamento Di Bella non aveva migliorato la loro sopravvivenza e che, in alcuni casi, avrebbe avuto un effetto peggiore di quello di pazienti simili curati con la terapia convenzionale. Gli studi effetuati nel 2001 e 2006, in quanto NON controllati, non forniscono nessuna informazione scientificamente utile a valutare l’efficacia della terapia Di Bella.
L’Airc non manca di precisare che “Nonostante le numerosi rivendicazioni di un gran numero di guarigioni da parte dell’inventore della terapia Di Bella e dei suoi eredi, al momento non esistono documentazioni scientifiche che dimostrino l’efficacia di questa terapia come cura contro il cancro. La terapia Di Bella, come espresso recentemente in un parere della Società Italiana di Farmacologia, manca dei requisiti necessari per poter essere considerata scientificamente attendibile e utilizzata in medicina”.

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