Come diventare Lord o Lady: il mercato dei titoli nobiliari

Nobili si nasce non ci si diventa” sosteneva Totò in un famoso film degli anni sessanta.

Una battuta entrata nell’immaginario collettivo come sinonimo di cortesia e bontà d’animo ma, che presa alla lettera, ben s’indirizzerebbe a quei “nobili del portafoglio” che farebbero i salti mortali pur di vantare un blasone sulla carta d’identità.

Si vocifera di Clark Gable, Charlie Chaplin, Humphrey Bogart ma la realtà dimostra che la corsa alla nobiltà non è un fascino solo Holliwoodiano. Lontano dai grandi schermi ci sarebbero, ancora oggi, circa 20mila persone disposte a pagare per un titolo di Conte o Marchese.

Ma è davvero possibile diventare la nuova Elisa di Rivombrosa?

Dispiace frenare gli entusiasmi ma in Italia non si può. Infatti il nostro Paese, con l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, ha espressamente deciso di non riconoscere più i titoli nobiliari.

Nessun privilegio fiscale, giudiziario o sociale. I titoli mantengono il loro retaggio storico e familiare ma non hanno alcun valore giuridico e non possono essere inseriti nei documenti.

Fra l’altro, nel Bel Paese, si diventa Signori solo per discendenza essendo vietata ogni tipo di compravendita; qualsivoglia mercato d’insegne aristocratiche italiane è dunque a priori una truffa.

C’è però uno spiraglio che consente di rendere il proprio nome altisonante e ornarlo con le vestigia del passato.

La XIV Disposizione transitoria e finale della Costituzione permette infatti di aggiungere il predicato, vale a dire il nome dell’antico feudo o possesso territoriale, al cognome; la nuova denominazione sarà preceduta dalla preposizione “di” e così Mario Rossi diventerà Mario Rossi di Cavour.

La Costituzione ha voluto in questo modo accogliere l’importanza del predicato nobiliare come segno distintivo della persona senza però ledere le pari dignità di ogni cittadino.

La cognomizzazione del predicato non comporta assolutamente la creazione di nuovi titoli; per il suo riconoscimento occorre, infatti, instaurare un procedimento giudiziale che accerti l’esistenza di quel predicato durante il precedente ordine monarchico e, precisamente, prima del 28 ottobre 1922, giorno della Marcia su Roma.

Leggenda narra che, il 13 giugno del 1946, Re Umberto II di Savoia dispensò titoli nobiliari a destra e a manca, specialmente ai creditori, prima di partire per l’esilio.

Quei nuovi Baroni, Conti o Marchesi furono soprannominati “nobili della scaletta” come quella dell’aereo di Ciampino che portò il re di maggio lontano dal Paese, a Cascais in Portogallo dove visse i suoi ultimi trentasette anni senza tornare più in Italia.

Tutti titoli che oggi non otterrebbero alcuna cognomizzazione.

Che sia per vanità, diletto o semplice curiosità, fatto sta che i siti che promettono una trasfusione di sangue blu spuntano come funghi. E spesso la truffa è dietro l’angolo.

In Germania ad esempio alcuni nobili sponsorizzano adozioni a pagamento che nella realtà sono meri cambi di nome e non acquisizioni di titoli nobiliari, peraltro non riconosciuti nemmeno dai tedeschi.

Nel Regno Unito invece si gioca sul fatto che si possano cambiare nome e cognome dietro pagamento di una modesta somma di denaro e quindi aggiungere appellativi altisonanti che niente hanno a che vedere con la nobiltà. D’altronde anche a casa della Regina Elisabetta è vietata la vendita dei titoli.

Solo in Scozia c’è un barlume di speranza. Comprando un determinato appezzamento di terreno si può infatti diventare Laird (Lord se si preferisce la traduzione inglese) o Lady. Questo perché i titoli scozzesi sono di origine feudale quindi strettamente connessi alla terra e trasferibili con essa.

Sul sito Lairdofblackwood.org si può acquistare un terreno souvenir di un piede quadrato, totalmente esente da tasse e spese associate, per la cifra di £ 39,99.

La decisione di frazionare il bosco di Loch Wood della Tenuta di Blackwood, antica baronia feudale nel Lanarkshire, è mossa dall’intento di preservare gli ecosistemi autoctoni della Scozia; per evitare la deforestazione, Native Woods Preservation Ltd ha infatti acquistato l’intero terreno e l’ha diviso in lotti souvenir sottraendolo in concreto agli imprenditori che avrebbero voluto edificare su quel suolo.

L’offerta prevede altresì la spedizione di un suggestivo certificato di titolarità in pergamena, foto e informazioni storiche del posto cui si aggiunge il diritto esclusivo all’utilizzo delle insegne e del tartan, regolarmente registrato, oltre all’invio di una mappa del luogo con le coordinate esatte del lotto ottenuto.

Ma non finisce qua perché il sito sponsorizza una serie di gadget opzionali che vanno dallo specchietto da borsetta alle custodie per il cellulare, dai calendari alle fiaschette.

I documenti, scrive il sito, sono completamente legali perché redatti da un avvocato scozzese esperto in diritto di proprietà; il titolo acquisito sarà valido ma comunque di mera cortesia. Non equivarrà in alcun modo a una signoria inglese.

E tanti cari saluti al sogno di sedere nella House of Lords!

C’è da dire che il web offre anche altri scenari.

Nel 2012 il cantante Ed Sheeran divenne barone di Sealand, una vecchia piattaforma militare posta in acque internazionali a sette miglia dalla costa inglese di Felixstowe.

La struttura artificiale, nota anche come Roughs Tower, fu costruita nella seconda guerra mondiale come una delle fortezze marittime Maunsell per poi essere occupata nel 1967 da Paddy Roy Bates, un ex maggiore dell’esercito britannico che cercava un luogo dal quale poter trasmettere la sua “Radio Essex” svincolandola dai problemi legali che aveva nel Regno Unito.

Proclamò Sealand principato con sovranità indipendente. Nonostante tentativi di colpi di stato, sparatorie, ostaggi e più banali vicende sul riconoscimento o meno di Sealand come Stato sovrano, il Principato oggi è ancora lì e promuove la vendita dei suoi titoli nobiliari.

Ovviamente anche in questo frangente sono assicurati gadget di prim’ordine: addirittura carta d’identità, francobolli e indirizzo e mail personalizzato.

Caso simile è quello di North Pearl Kingdom, un’altra micronazione che però non vanta alcuna rivendicazione territoriale tanto da collocarsi idealmente nel polo nord.

Uno stato ideale che vuole essere simbolo di progresso culturale, sociale e tecnologico dell’umanità; nello shop, a non più di 50 €, si possono acquistare titoli nobiliari che danno automaticamente la cittadinanza del regno.

Se poi anche questo non dovesse convincervi, rimane pur sempre il vecchio ebay dove tutto -o quasi- sembra possibile.

E chissà, magari anche voi un giorno, parafrasando l’intramontabile Alberto Sordi, potrete finalmente dire al collega antipatico “mi dispiace ma io so’ io e voi non siete un….”.

Purché dopo non ci si risvegli dal sogno come Gasperino il carbonaio!

Foto di Kateřina Hartlová da Pixabay

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