Celebrazioni britanniche: il pensionamento di Karen

the woman instituteDa quando Clodia ha abbandonato le Women Institute (The Women’s Institute e l’accoglienza dei gitanti), la mia indagine sociologica nel mondo britannico ha subito un brutto colpo. Così sono stata entusiasta quando la mia amica mi ha invitato alle celebrazioni in onore del pensionamento di Karen, preside della scuola dove Clodia è Governor. Per capirci, Clodia fa parte di quello che potremmo definire il Consiglio di Istituto di una scuola elementare: è un ruolo impegnativo e rognoso, di grossa responsabilità e assolutamente gratuito, praticamente il lavoro perfetto per  chi ama la fatica, il lavoro non pagato e tanti problemi. Insomma, su quel ruolo c’era scritto “Clodia”.

Dopo anni di onorato servizio, Karen è andata in pensione ed i Governors hanno deciso di organizzare una bella festa di addio. Clodia si è occupata del regalo: in occasione di una vacanza a Roma, ha comprato, nel negozio della nostra amica  Amneris, una meravigliosa collana il cui costo rientrava perfettamente nel budget previsto. Pagamento, è chiaro, interamente anticipato da Clodia.

Il pomeriggio del grande evento, vestite in abiti da festa, Clodia con una gonnellina nuova sui toni del verde ed una maglietta aderente che faceva risaltare quello che non ho io, ed io con un paio di pantaloni neri ed una maglia che lasciava scoperte le spalle, che ognuno sfoggia quello che ha, ci siamo avviate.

“Clodia” le ho chiesto strada facendo, “siamo certe che ci sia chi serve e poi mette in ordine la sala?”

“Certo!” mi ha risposto lei.

“Sai” ho insistito, “l’esperienza alle Women mi ha segnato parecchio e vorrei evitare il bis.” (The Women’s Institute: Il tè è servito)

“È tutto organizzato”, ha ribadito convinta “Martin, il Governor più senior, ha preso dei ragazzetti che, per qualche pounds, si occuperanno di tutto.”

“E ci fidiamo di Martin?” ho chiesto incerta.

“Ci fidiamo.” ha confermato lei.

WomensInstitute_468x362Appena entrate nella sala del rinfresco, però, ci è stato subito chiaro che qualcosa non aveva funzionato: Martin, per solito algido e scostante, ha accolto Clodia con un sorriso smagliante:

Welcome, Clodia,!” ha esordito, con un’aria come a dire “Dove sei stata fino ad ora?” e, con il suo britannico cantilenante, ha continuato “Susan needs help with guests.” a Susan serve un aiuto con gli ospiti.

“Come help?” gli ha risposto Clodia in un britannico dall’accento fortemente romano, chè quando si innervosisce le esce, “e i boys?”

They are not there.” non ci sono, ha risposto Martin come nulla fosse, ha girato le spalle e se ne è andato.

Sarà che lo avrei preso a calci, sarà che camminava come avesse ingoiato un bastone, osservandolo di spalle mi è stato chiarissimo perché Clodia lo abbia ribattezzato “Palo-nto-culo”. Fatto sta che “Palo-nto-culo” il palo lo aveva elegantemente ceduto a noi, o meglio a Clodia e alla povera Susan la quale, seppur britannica, era stata sopraffatta dal senso del dovere e si aggirava per la sala servendo bevande ed invitando gli ospiti al buffet: una cameriera perfetta.

Manco a dirlo, Clodia, nonostante la supplicassi “Fottitene! Non è un problema tuo! Hai anche la gonnellina nuova!” si è fatta risucchiare nella spirale del lavoro faticoso, gratuito e a tratti umiliante e si è posizionata dietro il tavolo da buffet a servire. Si dà il caso che i britannici non prestino molta attenzione all’abbigliamento ed il look elegante della mia amica non ha generato in loro il minimo sospetto che quella distinta inserviente fosse, in realtà, una Governor. I britannici sono basici nel ragionamento: se mi stai servendo, sei una cameriera. E poiché sono anche un tantino classisti, Clodia e Susan sono state trattate come si confà con il personale di servizio: con distacco e fermezza.

thewomansinstitute“Clodia, they are very rude!” so’ proprio dei cafoni, ha bisbigliato Susan a Clodia, inorridita da sgarbi continui. Che poi c’era da dirle: sei britannica pure tu, my dear, non lo sai come fate?

Se vi state chiedendo dove fossi io, bè, memore del tea organizzato dal Women’s Insitute, io mi sono defilata appena ho capito che “buttava male”, come diremmo a Roma; mi sono fatta servire dalla governor-cameriera un bicchiere di prosecco e mi sono appollaiata in un angolo ad osservare. D’altra parte io non sono né britannica né Clodia e non mi sono sentita affatto in colpa a fare l’ospite spiona, immersa nell’universo britannico.

Dalla mia postazione ho potuto ammirare i tanti vestiti fiorati delle signore, l’eleganza con cui Martin-Palo-nto-culo intratteneva gli ospiti e si faceva servire dalle “cameriere” e la professionalità con cui Clodia e Susan hanno gestito il servizio: vedi se non vinceranno “l’appalto” anche per i prossimi eventi!

– segue –

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *