Artrosi: quando ricorrere alla protesi

artrosi ginocchioNell’articolo precedente abbiamo parlato dei tipi di interventi terapeutici che è possibile effettuare in caso di artrosi. Come dicevamo l’aspetto sintomatologico predominante è il dolore, l’inabilita funzionale dell’arto da cui può derivarne la conseguente invalidità.

Altri aspetti clinici da valutare sono:

La rigidità: un’articolazione che diventa poco mobile, che non si flette o estende bene.

La limitazione delle attività quotidiane, tra cui camminare, salire le scale, ed alzarsi o sedersi sulla sedia.

La necessità di utilizzare un bastone o una stampella.

La presenza di infiammazione cronica e gonfiore ingravescente dell’articolazione, che non recede con farmaci o altri trattamenti come infiltrazioni di cortisone, infiltrazioni di acido ialuronico, fisioterapia, o altri interventi chirurgici meno invasivi.

La documentazione radiologica che dovrà mettere in risalto le alterazioni caratteristiche di questa malattia.

Le caratteristiche del paziente, come l’età, le condizioni fisiche generali, l’eventuale presenza di altre comorbidità, le aspettative e la qualità di vita della persona.

Fondamentalmente prenderemmo in considerazione questa procedura nel momento in cui il dolore non è più accettabile e la qualità della vita del paziente diventa compromessa e gli altri tipi di interventi terapeutici falliscono.

Candidati per la chirurgia

In linea di massima tutte le persone possono essere candidabili all’intervento di protesi. Non ci sono dei limiti assoluti né di età né di peso.

Chiaramente questi sono aspetti da prendere bene in considerazione nel momento in cui si decide di effettuare questo intervento.

Per quanto riguarda l’età è bene sapere che una protesi non dura per sempre (durata media 15 anni)

e che un peso eccessivo può ridurre questo tempo, aumentare i tempi chirurgici e di recupero.

Una protesi usurata dovrà essere sostituita; questo intervento detto di revisione è un intervento più complesso e più rischioso rispetto all’intervento di primo impianto.

Ma l’indicazione per la chirurgia si basa sul dolore di un paziente e la sua disabilità, non sull’età.

La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a intervento di protesi a seguito di artrosi ha un’età compresa tra i 50 e gli 80 anni.

Questi sono interventi eseguiti con successo a tutte le età, dal giovane con particolari esigenze terapeutiche al paziente anziano con artrosi degenerativa.

Ogni paziente deve però essere preso in considerazione come singolo individuo valutando anche altri aspetti individuali importanti come la presenza di altre patologie che potrebbero compromettere l’esito dell’intervento e il recupero nel post operatorio.

ARTROSI-GINOCCHIODiventa quindi fondamentale un’attenta valutazione medica-ortopedica prendendo in considerazione informazioni sulla vostra salute generale e sulle caratteristiche del dolore, la sede, l’andamento sintomatologico e quanto questo possa limitare le attività quotidiane.

Sarà bene eseguire un accurato esame fisico valuterà il movimento dell’articolazione, la stabilità, la forza.

Verrà eseguito un esame radiologico per determinare l’entità del danno.

Di tanto in tanto può essere utile eseguire esami di imaging avanzate come ad esempio una Risonanza Magnetica, per determinare la condizione dell’osso e dei tessuti molli.

I risultati delle immagini devono essere compatibili con il disturbo che si riferisce, ma ripeto che l’aspetto fondamentale da prendere in considerazione resta la sintomatologia.

Dopo aver valutato certi aspetti dobbiamo anche capire quali possano essere le controindicazioni a questo tipo di intervento

Diciamo che controindicazioni specifiche non ci sono. Alcune problematiche dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione nel momento in cui si presentano.

Infatti per alcuni pazienti l’intervento più che controindicato, potrebbe comportare rischi eccessivi ed è quindi necessario porsi la domanda se, questo rischio possa essere accettato rispetto al potenziale beneficio che si può trarre dall’intervento stesso.

Nel momento in cui il rischio diventa troppo alto, bisognerà capire se sia il caso di rimandare l’intervento o addirittura abbandonare l’idea di sottoporsi ad esso.

E’ dunque importante valutare questi aspetti con il proprio medico, il chirurgo, ed eventualmente con l’anestesista.

Qui di seguito una serie di controindicazioni:

– infarto del miocardio nei 6 mesi precedenti all’intervento

– diabete scompensato

– patologie respiratorie o renali gravi.

– gravi varici venose o insufficienze vascolari degli arti inferiori

– pregressa infezione ossea nella regione articolare da protesizzare

– infezioni sistemiche in atto

– paralisi muscolari gravienza

– Tossicodipendenza, alcolismo, decadimento cognitivo e altri tipi di disturbi psichitrici dovrebbero essere valutati accuratamente e capire quanto questi possano influire sui tempi di recupero e quindi sull’esito dell’ intervento.

IL POST OPERATORIO

riabilitazioneA seconda del tipo di intervento che verrà eseguito ci saranno dei tempi di recupero e differenti, delle possibili complicanze e altri aspetti che dovrebbero essere analizzati valutando nello specifico quale tipo di intervento è stato eseguito.

L’iter riabilitativo da eseguire verrà approfondito, attraverso altri articoli che pubblicheremo prossimamente con la collaborazione dei nostri fisioterapisti.

Vediamo più specificatamente quali possono essere le complicanze a cui si può andare in contro.

Infezioni

Che si possono manifestare attraverso la proliferazione dei batteri, in corrispondenza dell’articolazione trattata o il punto dove si è praticata l’incisione. Nel momento che queste infezioni non vengono trattate possiamo andare in contro alla revisione dell’impianto protesico e nei casi più gravi a sepsi generalizzata. Il trattamento prevede l’impiego di antibiotici specifici.

Reazioni allergiche a uno dei materiali utilizzati

Perdita di sangue

emorragie a seguito di danni ai vasi sanguinei che si può manifestare con caratteristiche dell’ anemizzazione, fino a sfociare in veri casi di shock emorragico se non riconosciute tempestivamente.

Danno ai nervi o ai legamenti

Trombosivenosaprofonda

Che si può verificare a causa dell’immobilità, cui è costretto il paziente nel primo periodo post-operatorio, oppure per alcune sue caratteristiche internistiche.

Le caratteristiche cliniche sono il dolore e il gonfiore dell’arto interessato.

Nei casi più gravi se non tempestivamente trattate possono sfociare in forme di embolia polmonare. Per prevenire questa complicanza è necessario fare movimento fin dai primi giorni, assumere anticoagulanti orale e calze elastiche.

Rigidità articolare e alterazione della meccanica e funzionalità articolare

Saranno diversi gli aspetti che possono influire su questa eventuale alterazione. La riabilitazione diventa fondamentale per prevenire questa condizione.

Nella prossima sezione parleremo meglio dell’ iter riabilitativo da affrontare a seguito di un intervento di sostituzione protesica.

dott. Andrea Marletta

Info: dr.andrealupomarletta@gmail.com

Sport Therapy – Via della Giustiniana,131/b (Rm)

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