Art.18, la “rivoluzione” è il frutto della concertazione tra le forze sociali

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In alcune posizioni il governo Monti spaventa, da la sensazione di avere i poteri di un governo non sottoposto al vincolo parlamentare.

Sulla questione della modifica dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, non si riesce oggettivamente a comprendere il perché si voglia procedere in maniera così veloce. I mutamenti del quadro economico internazionale, la difficile situazione del nostro Paese, dovrebbero far riflettere un po’ più a fondo Monti ed i suoi ministri.

Non si può dire che l’accordo con o senza la CGIL è la stessa cosa, al proposito vale la pena ricordare che la CGIL ha circa 6.000.000 di iscritti. Un presidente del Consiglio, non eletto, che sta gestendo un periodo straordinario, non si può permettere di dire che è finito il momento della concertazione.

Una delle positività delle forze sociali e del loro riconosciuto ruolo di mediazione è stata proprio da sempre la concertazione. Il mercato del lavoro deve cambiare, nessuno si vuole cristallizzare su antiche posizioni oggi addirittura anacronistiche, ma  nessuno si permetta di rivolgere minacce “politiche”  ai sindacati.

Che il Parlamento decida, meglio però se con l’appoggio di tutte le forze sociali.

Enrico Fabbro

foto: www.lapresse.it

 

 

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