Aperitivo, chi in “hangover” e chi “hang over”

spritzDa qualche anno, la moda dell’aperitivo è diventata ubiquitaria: da Milano a Roma, da Parigi a New York, i tavolini dei bar, tra le 6 e le 8 di sera, si riempiono di gente che chiacchiera amabilmente, spilluzzicando (e nemmeno poco) cibi per solito serviti ad un buffet, e bevendo un bicchiere di vino.

Il cosiddetto “aperitivo alla milanese” ha trionfato in Italia e tutti noi, almeno una volta a settimana, ce ne concediamo uno: che bello incontrare i propri amici dopo il lavoro, sedersi comodi in un bar carino, scegliere un buon bicchiere di vino e mangiare qualche gustosa schifezza che il giorno dopo dovremo smaltire in palestra ma che, lì per lì, dà tanta soddisfazione al nostro palato!

Aperitivo, per noi, è chiacchiere e confidenze, buon vino e cibo sfizioso: come poteva non diffondersi questa moda deliziosa?

Sì, l’aperitivo è ubiquitario ed è arrivato ovunque. Ovunque salvo qui, in Gran Bretagna.

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze, vedendo che il pomeriggio i pub si riempiono di gente. I britannici non sono tipi da lasciarsi contaminare da mode che non siano nate nel loro paese ed il diffondersi di tendenze d’oltre Manica li lascia del tutto indifferenti. Loro perseverano con le loro britannicissime usanze. Prima tra tutte il pub post lavoro. Che è ben altra cosa rispetto al classico e meraviglioso aperitivo ovunque noto.

Anzi tutto l’ora. Da noi, nel Bel Paese, ogni aperitivo non inizia prima delle 7, 7.30 di sera, magari al nord un po’ prima, attorno alle 6.

Qui, invece, cascasse il mondo, si comincia alle 5 del pomeriggio perché, come dice la mia amica Claudia, coniugata con un britannico doc, “alle 5, a questi, cade la penna di mano!”, ossia giornata lavorativa finita e tutti a casa. Ma è impensabile non passare prima per il pub.

aperitivo-a-roma2Progressivamente, a partire dalle 5 del pomeriggio, i pub iniziano a riempirsi di gente in giacca e cravatta. Dal lunedì al mercoledì la migrazione ufficio – pub è significativa; giovedì e venerdì diventa un vero e proprio esodo: torme di britannici e non, escono dagli uffici, camminano svelti, si infilano dentro i pub e festeggiano la fine della giornata lavorativa bevendo birra.

Il pub è un po’ l’equivalente del bar di paese: ci incontri sempre le stesse persone, i colleghi di lavoro, se vai vicino all’ufficio, o i vicini di casa, se sei tornato dove abiti.

I britannici difficilmente si siedono: restano in piedi all’interno o fuori dal pub, a gruppetti, le borse posate per terra e loro tutti attorno, come fossero davanti ad un falò ormai spento, a bere birra e chiacchierare.

Di cibo manco l’ombra. Niente, assolutamente niente. Per loro, pub significa esclusivamente bere, tutt’al più fumare, ma guai a toccare cibo, chè forse ti rovini l’appetito per dopo, valli a capire!

Di frequente il modesto dosaggio alcolico della birra è integrato con “shots” di superalcolici, ossia bicchierini di vodka, whiskey o roba simile che vengono serviti e bevuti tutti d’un fiato e poi giù, un altro boccale di birra.

Di shot in shot, di birra in birra, eccolo là che l’atmosfera si scalda: da algidi e silenziosi che sono in natura, i britannici si trasformano in ridanciani ed urlanti amiconi e se entrerete in un pub attorno alle 6 di giovedì o venerdì pomeriggio, non farete nessuna fatica a socializzare con chiunque, tutti saranno disponibili al dialogo, cordiali e friendly come nemmeno a Napoli.

Quello che ogni volta mi lascia stupefatta è vedere che in tantissimi non si limitano a bere sino all’allegria ma vanno avanti fin quasi alla perdita di coscienza: ogni sera, e soprattutto giovedì e venerdì, incontrare distinti signori in giacca e cravatta che barcollano per strada o eleganti ragazze e signore con le scarpe in mano e lo sguardo annebbiato dall’alcol è così normale che pare io sia la sola a farci caso. Mi continuo a domandare perché e continuo a domandarlo anche a loro ma, ammesso che io comprenda la risposta, una ragione vera sembra non esserci: è così, capita, si sta insieme e si beve e succede… ma dai? Strano che dopo un mix di birra, superalcolici e a volte vino di infima qualità ci si possa ritrovare completamente sbronzi! Proprio da non credere!

In realtà, anche loro sono così consapevoli di bere troppo che gli alberghi economici in prossimità delle zone di divertimento registrano il tutto esaurito nei weekend o nelle notti delle feste tipo Halloween o San Valentino: perché, mi hanno spiegato alcuni, cosi la gente può fare tardi e bere a più non posso senza doversi preoccupare dell’ora di chiusura delle metro o di dover guidare, cosa che sarebbe impossibile a fine serata.

aperitivo milanoHo letto, tempo fa, l’articolo di un giornalista britannico estremamente stupito che in italiano non esistesse una parola sola per definire “hangover”, ossia i postumi della sbornia: ora, vorrei spiegare, a noi basta dire “post sbornia” perché non è un fenomeno così diffuso da richiedere una parola ad hoc. Per carità, anche noi ci sbronziamo, però lo facciamo da ragazzini mentre da adulti, per solito, ci accade quasi esclusivamente in particolari occasioni che poi ricordiamo, negli anni successivi, pensando a quanto siamo stati male. Per noi “hangover” è malessere, nausea, mal di testa da scoppiare. Insomma, è stare uno schifo!

Per i britannici, “hangover” è tanto normale quanto avere una parola che se la scrivi staccata, (to) hang over, significa sporgere o attaccare, mentre se la scrivi tutta attaccata, hangover, significa, appunto, postumi di una sbornia. Che, per loro, non sono nemmeno così devastanti come lo sarebbero per uno di noi: voglio dire, chi di noi, dopo essere tornato a casa ubriaco fradicio tanto da non ricordare molto della serata, potrebbe, il giorno dopo, essere puntuale in ufficio e lavorare? Noi non ce la faremmo mai! Loro sì. Loro non solo sopravvivono ad un tasso alcolemico che da noi mieterebbe vittime, ma si presentano anche in ufficio, il giorno dopo. In “hangover”, certo, ma con null’altro che un mal di testa.

A ben vedere pure noi, il giorno dopo, saremmo tutti hang over: sporgenti in coma dalle coperte del nostro letto o attaccati al water a rievocare, diciamo così, ricordi della serata passata.

Quindi noi trapiantati a Londra continuiamo con i nostri aperitivi di chiacchiere, cibo e un boccale di birra (non si può avere tutto dalla vita!) e sai mai che, alla fin fine, l’aperitivo alla milanese non approdi anche qui!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *