Aneddoti britannici: la lettera

Non voglio farvi stare in pena per me, quindi ve lo dico subito: non ho l’ernia del disco.

Il bellissimo e poco rapido Dott. Syed mi ha ricevuto con uno dei suoi sorrisi migliori e mi ha comunicato immediatamente, solo dopo 21 giorni che lo aveva nel cassetto, il referto: nessuna ernia.

Quindi si tratta di una cattiva postura, un cuscino sbagliato, niente che un po’ di fisioterapia non possa curare in poche sedute. Tanto lo avevo capito che, andava come andava, la fisioterapia mi sarebbe toccata: il Dott. Syed crede ciecamente in questa ginnastica correttiva.

Così abbiamo scelto il centro più comodo per me e lui ha pensato a tutto: telefonare, scrivere, prenotare. Quanto è efficiente quando non si tratta di comunicare referti è sorprendente!

Ma facciamo un passo indietro, quando ancora ero in attesa della visita chiarificatrice.

In quei lunghi 21 giorni il Dott. Syed non mi ha telefonato ma mi ha scritto, o meglio, ha scritto al mio GP, General Practice, l’equivalente del medico della ASL, per capirci. Ha indirizzato a lui, ed inviato in copia a me, un resoconto dettagliato della nostra prima visita e tra medici cosa vuoi che si raccontino: ho visitato la paziente, aveva dolore alla schiena, ad un braccio, non fuma, beve poco, roba così, no? E no, invece, qui sono molto più dettagliati.

“Ho visitato Valentina in clinica, oggi. È una donna in forma ed in buona salute, 47-year old (che quando vedi quell’old ti consoli solo pensando che anche i bambini di un anno sono old, quindi non è che sei vecchia tu, sono loro che fanno così) È un avvocato penalista e attualmente lavora per un giornale italiano dove ha una sua rubrica.”… ma al mio GP, mi domando, che gliene fregherà mai di sapere cosa faccio? Ci sarà una ragione se non e lo aveva chiesto, no? Che non gli interessa? Vabbè, continuiamo.

“Da circa un anno soffre di dolori alla schiena, che inizialmente partivano dalla scapola sinistra e si propagavano lungo il braccio ma adesso sono localizzati sulla spalla destra. Il dolore le disturba il sonno. Ha un fastidio interscapolare dietro la scapola destra come la lama di un coltello.”

Questa cosa del coltello l’ho detta io e si vede che gli è piaciuta.

“Non fuma, è fit and well, (in forma e sana), non è diabetica (e vai a capire perché avrei dovuto esserlo), non ha un’anamnesi di rilievo, non assume farmaci abituali e consuma alcol solo occasionalmente. Non sa se è allergica a farmaci.”  che, detta così, sembro scema ma se ceravo di spiegargli a cosa sono allergica e quando stavo ancora lì, quindi ho semplificato. Quanto all’alcol… ma un po’ di privacy no?

“Esaminandola, è una donna slim”… ecco, un attimo di attenzione: lo so che dovrei avercela con il Dott. Syed perchè mi ha fatto aspettare tre settimane, non ha risposto al telefono, non ha scritto e mi ha mollata nell’incertezza senza alcuno scrupolo, ma come fai, come puoi avercela con un uomo che scrive, e anche più di una volta, che sei “fit and well” e poi ti definisce “slim”, magra? Non c’è niente da fare: “magra” è la parola magica che ti fa passare da “quel grandissimo figlio di xxxxxx” a “ma che persona carina e gentile, che uomo per bene e gradevole”. Caro dottor Syed!

Continuando:

“È una donna magra, cammina molto ed a buon passo. Buona la scala di movimento del collo ma verso sinistra ha qualche difficoltà. Non ha dolori lungo la linea mediana nè muscolari alla palpazione. L’esame neurologico è completamente normale. (e lo evidenzio per coloro che avessero avuto dubbi sul mio conto). Leggero dolore alle spalle. Il test di Hawkins è peggio a destra che a sinistra” e questo dovrò farmelo spiegare.

“Voglio escludere che ci sia il prolasso di un disco. Sospetto vi sia una discopatia. Faremo una risonanza magnetica della schiena e delle spalle e vedremo i risultati. Al prossimo appuntamento, vedrò se indirizzare la paziente al fisioterapista. Cordiali saluti.” Ora, dottor Syed, io ti voglio bene perchè hai riconosciuto che sono in forma, sana e magra, e la prossima volta ti pregherei di specificare anche quanto sono magra, ma questo plurale majestatis, “faremo… vedremo…”, ma cosa? IO mi sono infilata nel tubo e TU hai visto il risultato che col col cavolo hai condiviso con me.

In quelle lunghe tre settimane, mentre ti cercavo, aspettavo e ti chiamavo, un solo segno della tua presenza ho avuto: la lettera della mia assicurazione che mi informava di doverti 145 sterline. La franchigia. Però, dottor Syed, da quando ho ricevuto la tua lettera, io, con il mio coltello nella schiena, io, fit and well, io, slim lady, io ti ho perdonato, dottore, e resterò per sempre tua paziente… paziente.

* * * * *

Ecco, poteva finire così e, forse, in qualsiasi paese del mondo, sarebbe finita così. Ma questo non è un posto qualsiasi, qui siamo in Inghilterra  e non lasciatevi ingannare dal nome: il Dott. Syed, seppur di genitori stranieri, è nato e cresciuto a Londra, è inglesissimo. E l’estro britannico, quello che non puoi prevedere, ha colpito ancora.

– segue –

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