Al via la XXXIII spedizione in Antartide – Intervista a Marco Buttu

ConcordiaLa XXXIII Spedizione in Antartide vede operative, nel suo ambito, più unità di ricerca scientifica. Una di esse è partita alla volta dell’emisfero australe il 18 novembre scorso ed è composta da tredici persone – sette italiani, cinque francesi ed un’austriaca – che soggiorneranno per un anno intero nella stazione italo-francese Concordia, situata sul plateau del sito DOME C a 3.233 mt sul livello del mare.

Nel periodo estivo, che coincide con l’inverno del nostro emisfero settentrionale, ossia fino a febbraio, la stazione ospiterà più persone, ma in quello successivo, che comprende anche il durissimo inverno australe, ossia da febbraio al prossimo novembre, resteranno solo in tredici e si darà inizio ad una doppia ricerca, quella effettuata da loro, e quella che viene effettuata su di loro, sulle loro capacità di adattamento e resistenza.

Concordia Estate - autore: Lepage ©PNRA/IPEV

Concordia Estate – autore: Lepage ©PNRA/IPEV

Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), istituito a giugno del 1985, opera, in collaborazione con l’IPEV (Istituto Polare francese), su diversi settori di ricerca. Gli studi organizzati in Antartide rientrano in una vasta pianificazione di tematiche che vanno dai cambiamenti globali, al clima; dallo studio degli oceani e del loro ecosistema, alla tettonica globale; dalla biodiversità, allo studio dei batteri; dall’osservazione astronomica in assenza di agenti inquinanti, all’adattamento dell’Uomo in ambienti ostili, simili a quelli che potrebbe incontrare su altri pianeti.

Il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) è finanziatore del Programma e la CSNA (Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide) valuta e seleziona i progetti scientifici da sviluppare in Antartide. Il coordinamento scientifico di tali progetti, la corretta realizzazione e sviluppo degli stessi è competenza del CNR (Consiglio Nazionale per le Ricerche), mentre all’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile), spetta il fondamentale ruolo attuativo delle Spedizioni, senza il quale la fase ideativa resterebbe tale. I suoi compiti sono molto delicati poiché investono non solo la programmazione operativa, la pianificazione e realizzazione logistica, ma anche la gestione pratica dell’attività di ricerca scientifica e la garanzia di sopravvivenza del gruppo mediante l’approvvigionamento di materiali e la manutenzione degli impianti.

Concordia Inverno - Archivio ©PNRA

Concordia Inverno – Archivio ©PNRA

Le ricerche relative all’adattamento dell’Uomo in ambienti estremi sono finalizzate ad ottenere risultati utilizzabili altrove, in analoghe condizioni, come l’alta montagna, i fondali oceanici, o le missioni spaziali. In particolare, uno dei punti focali della XXXIII Spedizione antartica sarà la valutazione della resistenza dell’Uomo in condizioni simili ad uno scenario extraterrestre, spianando la strada per una prossima stazione su Marte e per un’esplorazione non solo robotica del Pianeta Rosso.

Le stazioni più vicine alla Concordia sono la Vostok, che dista 600 km, e la Amundsen-Scott che ne dista 1670. Dire che l’isolamento è totale sembra eufemistico. A parte i colleghi della spedizione, unica finestra sul mondo saranno i computer, il web, i social.

L’Antartide è un continente di ghiaccio staccatosi dalla Pangea milioni di anni fa, che, a differenza del Circolo Polare Artico, ha mantenuto una calotta di ghiaccio di quasi 2000 mt di spessore. La temperatura media si aggira intorno ai – 50° C. Ai primi di maggio, quando nel mondo noto a noi abitanti dell’emisfero settentrionale, inizia il caldo estivo, in Antartide un’ultima parvenza d’alba segna l’inizio dell’inverno australe; un inverno senza sole, con temperature che scendono fin sotto i 70° / 80° C ed un’oscurità così profonda da prendere corpo. Senza una torcia frontale è impensabile muovere un passo. Il cielo stellato e la luna, che sembra tangibile tanto è nitida, rappresentano l’unico appiglio per capire di essere sulla terraferma e non sul fondo dell’oceano. I venti battono il ghiaccio a velocità elevatissime. Il Blizzard, l’uragano antartico, crea turbini in grado di disorientare e contribuisce a formare le yukimarimo, strane palle di neve cristallizzata che rotolano sospinte dal vento.

Deserto di Ghiaccio - autore: V.Ferrara ©PNRA

Deserto di Ghiaccio – autore: V.Ferrara ©PNRA

A chi piace la fisica estrema potrebbe venire in mente il viaggio nel tempo: arrivare in Antartide, sentire gli occhi ed i dotti nasali bruciare, vedere il respiro farsi vapore, mentre, tutt’intorno, non c’è altro che una gigantesca distesa di ghiaccio, ha qualcosa di un ritorno all’era glaciale. E non sembri folle parlarne. Il rapporto tra letteratura fantascientifica e scienza è sempre stato strettissimo. La fase ideativa ha spesso, alla base, un’intuizione geniale, a volte anche solo letteraria, che appare folle. “Se un’idea non sembra inizialmente assurda, allora è senza speranza” disse Albert Einstein. Molti grandi scienziati sono stati ispirati ad intraprendere il loro cammino di studi da libri e film di fantascienza. Furono Flash Gordon, il dottor Zarkov e Dale Arden ad ispirare gli studi di Michio Kaku; Edwin Hubble, invece, si dedicò alla scienza grazie alle opere di Jules Verne; e le avventure marziane narrate da Edgar Rice Burroughs furono di ispirazione per un altro grande astronomo, Carl Sagan. Si potrebbe continuare all’infinito. L’immaginazione dell’uomo, la sua sete di avventura, la dimensione ulissiaca della vita sono i primi motori delle grandi scoperte. Progetti di ricerca come questo per l’Antartide rappresentano, dunque, uno stimolo al miglioramento, un omaggio alla curiosità, un vanto per la scienza.

Marco Buttu

Marco Buttu

Oggi ho l’onore di intervistare l’ingegnere Marco Buttu, originario di Gavoi, nella splendida Sardegna. Ha 39 anni, una bella moglie ed una grande, onorevole umiltà nel parlare del suo successo professionale. Fa parte della rosa dei tredici scienziati partiti per l’Antartide; è tra coloro che resteranno un anno intero nell’impervio continente di ghiaccio.

Sei partito. Hai ancora diverse tappe aeree prima di raggiungere l’emisfero australe, ma sarai lì nel giro di poche ore. A cosa si è dato inizio con questo viaggio?

Il 18 novembre, oggi, ha il via la seconda tappa di un’avventura iniziata esattamente 3 mesi fa. Il 18 agosto inviai il curriculum per partecipare ad un winter-over in Antartide. É difficile immaginarsi il futuro e faccio già fatica a descrivere il presente. Posso dirti che ho la sensazione di vivere un sogno, e, ogni volta che vado a dormire, penso che al risveglio sarà tutto finito e riprenderò la mia normale vita quotidiana. In questo momento mi trovo in volo verso Dubai, in un bellissimo aereo dalla compagnia Emirates, che ci mette a disposizione anche la wi-fi, per cui ho trascorso parte del tempo a chiacchierare con mia moglie e con gli amici. Da Dubai prenderò un secondo volo per Christchurch, in Nuova Zelanda. Da lì ancora un altro volo, ma questa volta atterrerò sul ghiaccio, sulla banchisa prossima alla base italiana Mario Zucchelli, che si trova in Antartide, sulla costa. Spero di vedere qualche foca e qualche pinguino, prima di prendere un ultimo volo che mi porterà lontano dalla vita, nel posto più isolato del pianeta, Concordia Station. Questa intervista sarà particolare, diciamo dinamica, perché mi accompagnerà durante il viaggio, e risponderò alle prossime domande strada facendo, da qua sino all’Antartide.

Quale sarà il tuo ruolo?

Sarà simile a quello che ricopro all’Istituto Nazionale di Astrofisica. Normalmente mi occupo dello sviluppo software e della gestione delle osservazioni del Sardinia Radio Telescope, il più grande radio telescopio italiano, nonché più moderno d’Europa. A Concordia troverò un telescopio molto più piccolo, a infrarossi, ma anche là dovrò lavorare al software ed effettuare le osservazioni astronomiche. Questo sarà il mio incarico principale, ma la vita in Antartide è caratterizzata dalla cooperazione, per cui aiuterò anche i colleghi impegnati in altri progetti, in particolare quelli legati alla sismologia e misura del campo magnetico terrestre.

PNRA, IPEV, CNR ed ENEA. Una complessa cooperazione internazionale per la realizzazione di progetti scientifici finalizzati all’approfondimento di tematiche fondamentali per l’Uomo e per il Pianeta. Come ci si rapporta con enti così importanti?

In questo momento mi trovo a Christchurch, in Nuova Zelanda. Sono le 7 del mattino, e tra qualche ora partiremo per l’Antartide, destinazione Mario Zucchelli Station (MZS). Ieri all’aeroporto sono stato accolto dal personale ENEA, e colgo la palla al balzo per ringraziarli. Senza esagerare, il contributo che apportano questi enti è eccezionale, sia dal punto di vista professionale sia da quello umano. Dal primo istante mi hanno fatto sentire a casa, accompagnandomi in questo percorso passo dopo passo, sempre al mio fianco. É qualcosa che va oltre il dovere professionale, e mi sento veramente onorato di poter lavorare con e per loro.

Deposito Carote di Ghiaccio - Autore: E.Sacchetti ©PNRA

Deposito Carote di Ghiaccio – Autore: E.Sacchetti ©PNRA

Concordia sarà il nome del tuo mondo, nei prossimi 12 mesi. Com’è organizzato?

L’organizzazione è molto diversa, a seconda che sia estate o inverno. Oggi o nei prossimi giorni, quando arriverò là, in base saremo in tanti; arriveranno tanti aerei e dovremmo occuparci prevalentemente della logistica (scarico e carico), indipendentemente dal nostro ruolo. D’inverno la giornata lavorativa sarà invece simile a quella italiana, e ciascuno di noi svolgerà prevalentemente il compito ad esso assegnato: il cuoco farà il cuoco, il medico il medico, e via dicendo. Lavoreremo presumibilmente dalle 8 del mattino alle 18, e mangiare tutti assieme alla stessa ora ci aiuterà ad orientarci durante la lunga notte antartica.

Dovrete convivere in spazi non limitati, ma comunque ristretti, soprattutto tenuto conto del lungo periodo in cui dovrete rimanere lì. Ci sono regole da osservare, oltre il senso naturale del rispetto reciproco?

Oltre al rispetto delle norme di sicurezza, la nostra convivenza sarà regolamentata da regole di stazione più altre che ci daremo noi. Le stabiliremo assieme e le appenderemo in bacheca, integrandole o modificandole all’occorrenza.

Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai saputo di essere stato reclutato per questa impresa?

In realtà non c’è stato un momento preciso in cui ho avuto la certezza di essere stato reclutato. Almeno finché non mi sono arrivati i biglietti aerei, una settimana fa. Questo perché l’intero periodo di training non è stato solo formativo, ma anche selettivo, specie sotto l’aspetto psicologico. La psicologa dell’ENEA, Denise Ferravante, è stata con noi per tutto il tempo, sia in Italia, sia in Francia, e ho visto persone sicure di dover partire essere poi scartate. Quindi ho sempre pensato che il sogno avrebbe potuto finire anche per me, da un momento all’altro.

Il grande alpinista Reinhold Messner, che ha attraversato l’Antartide, ha parlato di senso dell’infinito. Voi sarete in 13, nel periodo dell’inverno australe. In quella landa irraggiungibile, essere solo in tredici potrebbe comunque farvi sentire nel bel mezzo dell’infinito. Secondo te ci vuole più cuore o più cervello per affrontare l’Antartide?

Forse per affrontarlo non è necessario né il cuore né il cervello. Per affrontarlo nel modo corretto, sono invece necessari entrambi. Devi essere appassionato di ciò che fai, curioso. Ci deve essere una forza che ti spinge a voler scoprire posti nuovi, più forte di quella che ti vorrebbe tenere al caldo, con la gente che ami e nel comfort della modernità. Ma per poter affrontare in modo corretto una avventura così estrema è fondamentale la razionalità.

Walter Bonatti, altro alpinista d’eccezione ed esploratore, anche lui vittorioso sull’Antartide nel 1976, disse che la città lo spaventava più degli spazi aperti e selvaggi, quand’anche pericolosi. Cosa spaventa Marco Buttu, se qualcosa ti spaventa?

Per far parte di un progetto come questo, devi essere sereno; e questo credo sia possibile solamente con la consapevolezza che qualcosa può andare storto. È da mettere in conto, sia che potresti non tornare, sia che potresti tornare spiacevolmente cambiato. La mia consapevolezza risiede, da un lato, nel sapere che la mia esistenza è insignificante, sia nel tempo sia nello spazio. Se dovessi mancare, allora nella Terra si creerebbe una minuscola perturbazione spaziale, in una ristrettissima zona della Sardegna, dove vivono i miei cari. Una zona minuscola della Terra, che a sua volta è parte infinitesima dell’Universo. Inoltre, questa perturbazione sarebbe infinitesima anche nel tempo. In quella piccola zona della Sardegna qualcuno risentirà della mia mancanza per qualche settimana, qualcun altro per qualche anno. Ma stiamo parlando di tempi infinitesimi in una scala Universale. Si pensi che la Terra è nata 4.5 miliardi di anni fa. Dall’altro lato, la mia vita è importantissima. Il mio corpo ha una energia vitale misteriosa, di cui non sappiamo nulla. È qualcosa di prezioso, di cui devo aver cura perché niente si crea dal nulla, e in qualche forma o modo è stata spesa una parte dell’energia dell’Universo per crearmi. Quindi vado là spinto da una forte passione e curiosità di vivere in un mondo diverso, consapevole dei rischi a cui vado incontro, e allo stesso tempo attento e premuroso nei miei confronti e nei confronti dell’intero gruppo.

Non celo un brivido nel leggere quest’ultima risposta: la lucidità, l’equilibrio, la solidità dei veri valori, il coraggio a tutto tondo, che comprende anche il provare l’inevitabile timore legato alla consapevolezza dei rischi, sono espressione di una ricchezza d’animo che va ben al di là della pur ricca preparazione professionale di questo giovane, saggio ingegnere. A questo punto, volendo per scaramanzia evitare qualunque frase standard relativa ai viaggi, non posso fare altro che salutarlo e continuare, insieme ai lettori del mio giornale, a seguire su Facebook, ItaliAntartide e sul sito del PNRA gli aggiornamenti sulla sua avventura, in attesa di poterlo intervistare di nuovo al suo ritorno.

Grazie, Marco, per avermi concesso il tuo tempo; grazie per non aver riso a crepapelle della mia incapacità ad attivare il microfono del computer in video chiamata, cosa che oggi saprebbe fare anche uno scimpanzé; grazie per aver risposto alle mie domande mentre eri già in volo verso l’inizio di questa avventura, regalando ai miei lettori qualcosa di assolutamente inedito: le tue prime impressioni di viaggio. Con il tuo messaggio vocale di ieri sera, inviato poco prima di affrontare la tratta finale verso Concordia, si è chiusa l’intervista. Dal mite inverno romano, ti saluto. Siamo tutti con te.

di Raffaella Bonsignori

1 risposta

  1. cristina

    Con tutto il rispetto si percepisce fin dalla prima riga che questa intervista non è stata fatta da un professionista ma, per così dire, da una dilettante. Dopo la seconda riga ho abbandonato la lettura. Ho visto il cv della signora, beh non se ne dispiaccia… lasci fare questo lavoro ai giornalisti. Mi scusi la franchezza, saluti

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