Accordo sui migranti tra UE e Turchia, passo concreto su gestione flussi ma non risolve crisi

flussimigrantiLa crisi diplomatica tra Ankara e Mosca, surriscaldatasi con l’abbattimento dell’aereo russo da parte dell’aviazione turca al confine con Siria, non ha rallentato il negoziato fra l’Unione Europea ed Erdogan per il contenimento dei flussi dei migranti provenienti dalle aree di guerra del Medio Oriente. Ciò può essere considerato un punto a favore di Ankara sul riconoscimento del suo ruolo, troppo spesso sottovalutato, che può svolgere per la gestione del conflitto contro lo Stato islamico e la crisi siriana.

Al vertice di Bruxelles tra i 28 membri della UE e la Turchia, dopo molte settimane di negoziati si è infatti raggiunto un accordo sulla definizione del piano d’azione per il controllo dei flussi migratori con la promessa di erogazione di 3 miliardi di euro da parte dell’UE, pur formulata senza fissare tempi certi, né modalità di pagamento ma lasciando aperta l’ipotesi di un suo ulteriore incremento. Tali somme saranno utilizzate per la realizzazione di nuovi campi profughi al confine della Siria, dove i migranti potranno essere accolti e assistiti sino alla fine della conflitto.

La cifra, infatti, definita “iniziale”, è condizionata al bisogno e alla natura del finanziamento e potrà essere rivista alla luce dello sviluppo della situazione. Entrambe le parti, inoltre, rafforzeranno la loro collaborazione con effetto immediato, assicurando l’applicazione dei piani di riammissione bilaterale e rimandando velocemente nei loro paesi di origine i migranti che non necessitano di protezione internazionale.

L’accordo è sicuramente un passo avanti sulla gestione dei flussi migratori ma, per la soluzione della crisi, è necessario che anche Putin si sieda allo stesso tavolo con la Turchia e le potenze europee, per non parlare dell’Iran, dell’Arabia Saudita e degli stessi Stati Uniti. Sicuramente, però, sul piano internazionale, ha dimostrato che l’Europa non può fare a meno di un rapporto preferenziale con Ankara, nonostante l’impegno militare che può svolgere la Russia contro lo Stato islamico e il terrorismo internazionale. Non a caso, il testo sottoscritto prevede anche una calendarizzazione per la ripresa dei i negoziati di adesione della Turchia all’Ue e la liberalizzazione dei visti d’ingresso tra i 28+1.

Unica, tra i membri dell’Unione, che sembra sempre preferire una linea filo-russa è l’Italia, anche perché il suo flusso di migranti in entrata proviene per la quasi totalità dall’Africa e non dal Medio-Oriente. Ciò si legge tra le righe dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi, secondo cui l’accordo di Bruxelles “è un passo in avanti nella direzione di rendere sempre più europea la questione dell’immigrazione” ma “L’iniziativa con i turchi viene dopo l’iniziativa con gli africani e prima di altre, penso alla Giordania, al Libano”. Un modo, cioè di sparigliare le carte individuando ulteriori interlocutori e di far presente che il problema libico è ancora irrisolto.

Renzi, poi, non ha tralasciato una tirata d’orecchie alla Turchia e allo stesso Hollande: le crisi – ha detto – “non si risolvono con qualche dichiarazione verbale muscolare. Ci vuole – ha aggiunto – un investimento di natura diplomatica… Questa è la posizione italiana. E credo che sulla nostra posizione verranno anche gli altri Paesi nei prossimi mesi”. Infine, una considerazione dietro alla quale si legge l’insofferenza per il protrarsi dell’embargo economico a Mosca e la fretta di riaprire i rapporti commerciali con Teheran: “Non credo che il consumatore italiano debba rinchiudersi in casa, che sarebbe un modo di darla vinta ai professionisti del terrore”.

di Federico Bardanzellu

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