1° maggio: terremoti vecchi e nuovi

santa-maria-di-plestia-serravalleNel giorno dedicato alla festa del lavoro, normalmente si sta tutti in campagna a mangiar fave e pecorino, gli uffici sono chiusi e i giornali non escono.

La polemica generale sul 1° maggio si orienta, da qualche anno a questa parte, sulla “presa in giro” in danno al popolo nel festeggiare qualcosa che non c’è, anche se sono fermamente convinta che ogni dato statistico sull’occupazione è falsato dal lavoro sommerso, sempre più gradito ai lavoratori e sempre più cavalcato dai datori di lavoro.

Ma nella Regione Marche il lavoro è sempre sacro, una parte indivisibile del quotidiano, quasi una religione; in barba all’antico detto “Meglio un morto in casa che un marchigiano dietro la porta”, il marchigiano non è “tirchio”: semplicemente non “butta via i soldi”, perché ne conosce il valore grazie alla sua innata attitudine al duro lavoro.

Un lavoro che non può più svolgere come prima perché dal terremoto dell’estate 2016 ad oggi non sono arrivati gli aiuti necessari da parte dello Stato per la ricostruzione, nonostante i contributi a disposizione, tant’è che molte piccole attività commerciali locali si stanno via via organizzando autonomamente con l’apertura di piccoli chioschi casalinghi .

Ricordo bene il terremoto del 1997 e dell’attenzione dei politici di allora alla ricostruzione dei centri abitati, che poi è stata effettuata con impegno e serietà; la Protezione Civile sopraggiunse immediatamente in loco e la consegna delle casette di legno e dei containers avvenne velocissimamente.

Cosa è successo invece in questi ultimi due giorni, ovvero ben sei mesi dopo dal primo sisma?

La maggior parte degli sfollati continua ad essere spostata dagli alberghi in altre strutture temporanee e in molti casi i componenti delle famiglie verranno sempre più divisi tra loro, mentre in altri casi ancora i terremotati saranno ancora più lontani dal proprio posto di lavoro, che magari sono riusciti fortunosamente a conservare.

Eppure le piazzole attrezzate in molti paesi ci sono già, ereditate dal precedente terremoto del 1997 e residuate dai lavori effettuati negli ultimi anni dalla Quadrilatero che ha realizzato il completamento della superstrada parallela alla strada Statale n.77 che congiunge l’area marchigiana Camerte con quella umbra del Folignate, attraversando la splendida valle del Menotre.

Insomma, i presupposti per non disperdere le comunità c’erano e ci sono tutti, ma invece le attività amministrative sono di segnale del tutto opposto.

Si era detto all’inizio “Per ora negli alberghi”, poi “Vi daremo le casette di legno a Natale” e poi, “D’accordo, ve le daremo in primavera”, ma in totale dispersione sta arrivando l’estate. Però senza casette.

Le proteste dei sindaci restano sistematicamente lettera morta.

Quello di Ussita, che ha scritto alla Regione Marche e al prefetto di Macerata spiegando che “i cittadini del Comune di Ussita il cui territorio e’ stato in zona epicentrale, alla luce dello stress fisico e psicologico a cui sono esposti a far data dal 24 agosto 2016 non possono essere spostati dalla strutture ricettive che li ospitano alla data odierna“, sta aspettando una risposta.

Le denunce degli altri che segnalano ritardi nell’avvio della ricostruzione, nello smaltimento delle macerie, nell’ottenimento dei permessi (finora negati!) per collocare una casetta privata nei loro terreni altrettanto privati, sono sui tavoli dei burocrati.

Il sindaco di Gagliole afferma: “La motivazione? Se il comune supera la capacità di spesa dell’anno precedente (e si sfida qualunque Comune a non superarla con la situazione tragica degli interventi post-sisma, come osserva giustamente Loredana Lipperini nel suo blog Lipperatura al suo odierno centesimo post sull’argomento), le donazioni in danaro stanno dormienti in banca e non possono essere utilizzate…..poi il prossimo anno si vedrà!”

L’Appennino terremotato con le famiglie che cercano di rialzarsi e ricominciare a vivere e lavorare è stato dimenticato dalla politica.

Di fatto, gli abitanti più attivi delle meravigliose cittadine di Camerino, Visso, Pievetorina e Muccia, devastate dal sisma, sono alla ricerca di nuovi insediamenti abitativi e produttivi ma in totale solitudine e motivati dalla loro stessa autodeterminazione ed amore per il proprio lavoro.

Con lo slogan “La terra trema, noi no”, domani gli abitanti di Ussita cercheranno di evitare lo spostamento parlandone con il Prefetto.

L’Osservatorio Nazionale di Muccia inaugura oggi con Legambiente Filolea-Cigl il “lavoro sostenibile” premiando tredici aziende ma si pone come obiettivo principale quello di riportare al più presto le persone a casa.

E a Caldarola, sei mesi dopo il primo sisma, una giovane coppia ha voluto celebrare le nozze in casa propria.

A fronte dell’evidente spostamento dell’interesse collettivo verso notizie di altro genere, bisognerebbe forse ripensare alla stessa idea di società, in cui la caratterizzazione è data soltanto dal momento in cui alcune persone si ritrovano con altre.

Esistono ormai soltanto comunità provvisorie?

Forse no: il fatto che i mezzi di comunicazione abbiano messo in liquidazione il mondo sociale, non vuol dire che sarà in grado di fare la stessa operazione con il mondo naturale, ove è privilegiato il valore in sé della persona, senza artifizi e condizionamenti politici o clientelari.

Staremo a vedere.

Roma- Serravalle di Chienti, 1° maggio 2017 

Nella foto, la Basilica di S. Maria di Plestia – Serravalle di Chienti (MC) – fonte: Diocesi di Assisi

di Laura Vasselli

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *